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Relazione del Presidente della CCIAA di Udine e Pordenone
GIOVANNI DA POZZO “L’Economia in Friuli Venezia Giulia”

Stasera avremo un GRANDE qui da noi, mi avverte qualcuno appena metto piede al “Doge”. E quando lo vedrò in effetti più tardi, non potrò fare altro che confermare. È un uomo alto, istrionico, dal portamento disinvolto e dallo sguardo intelligente. Sembra più uscito da una saga di James Bond, che dalla Camera di Commercio locale. È dotato di un curriculum talmente impressionante che il Presidente del Rotary club di Codroipo Remigio Venier, vorrebbe chiedere ferie prima di affrontarlo. Anche gli attuali incarichi non sono da meno. E li legge come se fossero una serie interminabile di litanie diocesane, da quanto sono fitti e ripetitivi. Un applauso di benvenuto riesce a evidenziare quanto sia particolarmente gradita la sua presenza qui da noi al Rotary stasera. Lui è Giovanni Da Pozzo, Presidente della Camera di Commercio di Udine e Pordenone. Una vera Autorità.

Salutati i presenti, inizia subito a navigare fra le insidiose acque della sua corposa presentazione. Apre il discorso accennando brevemente alla scaletta. Sarà una fotografia -dice- del comparto economico regionale, in cui appariranno la situazione attuale, i suoi punti di forza, e le sue debolezze. Ma anche le enormi difficoltà sostenute per ipotizzarne un futuro concreto, soprattutto nell’economia attuale, sempre più globalizzata e digitalizzata, dove qualsiasi cosa accada al di fuori delle nostre realtà, in special modo a livello europeo e mondiale, impatta con una così tale e tanta velocità sulle imprese locali, da vanificare qualunque sforzo indirizzato in tal senso. Un possibile scenario allora -prosegue Da Pozzo- potrebbe essere quello di proporre tramite il nostro centro studi, degli indirizzi strategici, delle prospettive. Ma fare delle previsioni no. Non è possibile. I mercati mutano cosi velocemente che le stesse verrebbero superate in brevissimo tempo. E l’impatto delle recenti vicende Iraniane su oro e petrolio, ne sono una dimostrazione tangibile. Ma lo sono anche gli oltre quaranta miliardi di danni che il corona virus Cinese arrecherà globalmente alle imprese, da ora in avanti.  Commercio, trasporti, turismo, sono solo alcuni dei comparti penalizzati dalla diffusione della malattia. Senza considerare le migliaia di stat up o delocalizzazioni partite quest’ultimo anno. Aziende sfortunate che hanno creduto e investito in un mercato così in vertiginosa caduta ora, che porterà le Company capofila a bruciare un’intero anno di utili pur di sostenerne l’insuccesso. Insomma” prosegue il relatore “l’economia non è più una questione nazionale. È diventata mondiale. E in un simile contesto devono essere gli imprenditori, con la loro inventiva, iniziativa, capacità di innovare e di internazionalizzare, a fare in modo che il territorio possa emergere o essere più produttivo. Non tanto la "politica”. La prima slide evidenzia chiaramente un saldo negativo dello -0,44%, tra le imprese attive nel 2019, e quelle attive nell’anno precedente. Ne esistono poco più di 100.000 in regione. Numericamente parlando siamo in pochi, e in ambito nazionale rappresentiamo, in termini economici e finanziari, appena il 2% . Dal 2013 a fine 2019, c’é stata una perdita di 5.231 unità, di cui 2.443 nel settore primario, con una crescita registrata solo dal settore dei servizi, che nel quinquennio ha segnato un +4,5%. “Ma andiamo via veloce, non vorrei annoiare” propone il relatore, chiedendo a chi lo supporta di passare alla tabella successiva. In prima analisi ci illustra come il continuo diminuire delle imprese, sia controbilanciato da una crescita delle unità secondarie. In special modo nel terziario (negozi), e nel turismo (alberghi), tipici esempi -dice- di aumento delle sedi secondarie. Incorporazioni, acquisizioni, e reti d’impresa, stanno inoltre modificando la mappatura delle localizzazioni delle aziende di grandi dimensioni, che si consolidano sul territorio nonostante le riduzioni. Al contrario, l’economia minuta è incapace di innovare e di crescere.Nel 2019 si è registrata una diminuzione di 458 imprese attive (-0,5%). Questa contrazione è determinata in modo particolare dalle società di persone (-2%) e dalle imprese individuali (-1,8). Continuano a crescere le società di capitale (+2,6%). Si conferma la sostanziale stabilità, con leggero calo, delle imprese attive dell’industria (-0,6% rispetto al 1° gennaio), la contrazione nel commercio (-1,8%), tra le imprese dell’edilizia (-1,2%), e dei trasporti e magazzinaggio (-1,5%). Crescono invece le imprese attive nei servizi alle imprese (+2%), quelle dei servizi alle famiglie e persone (+2,1%). Siamo in un epoca di grandi cambiamenti, in cui i consumi, il modo di produrre, e quello di vendere, si sono modificati drasticamente, come il modo stesso di vivere e di relazionarci. La percentuale di imprese attive su base regionale: 48% a Udine, 15% a Trieste, 23% a Pordenone, è 9,7% a Gorizia.  “Questi dati confermano la centralità economica della provincia di Udine sul territorio.” Sottolinea poi soddisfatto.  Proseguendo illustra come in un’economia caratterizzata da un forte elemento manifatturiero, esista anche una discreta presenza di aziende nel terziario turistico. Solo la provincia Udine -avverte- ha il 68% dell’offerta turistica di tutta la regione. Mentre Lignano da sola assorbe il 49-50% di quel 68%. Alle zone montane e confinarie purtroppo non va altrettanto bene. Hanno dovuto subire una grossa perdita, sia in termini di aziende che di abitanti, tale da comportare pesanti ricadute di tipo economico e sociale su tutto il comprensorio. “Siamo una regione sbilanciata,” ci confida “e la conformazione territoriale non é in grado di agevolarci”. Nonostante questo, i punti forza a noi attribuiti sono sostanziosi e abbondanti. Il primo fra tutti è l’innovazione. Risultiamo al secondo posto come numero di Start up, dietro solo al trentino Alto Adige. E occupiamo la sesta o settima posizione nella classifica nazionale tra regioni in termini di performance sull’esportazione . Il nostro manifatturiero, il food, il viti vinicolo, sono molto apprezzati all’estero, sia in merito alla qualità che alla rigorosa e precisa produzione delle rispettive aziende. Disponiamo di un’area logisticamente interessante in mezzo all’Europa, di due interporti, Cervignano e Pordenone, un aeroporto, e un area portuale (Trieste) collegata attraverso una comoda ferrovia al nord e centro Europa.  Per attivare la via della seta (piaccia non piaccia) gli operatori Cinesi hanno riconosciuto le potenzialità del porto di Trieste.  “Come vedete” seguita fiducioso “le risorse davvero non mancano. Ma se vogliamo giocarci bene le nostre carte, dobbiamo superare il nostro ottuso (alle volte) modo di essere, andare oltre il proverbiale provincialismo e spenderci apertamente fra noi per raggiungere un risultato comune e favorevole.”  Sono sotto gli occhi di tutti le enormi difficoltà per connettere fra loro, o con il porto di Trieste, i due interporti regionali, ma se volgiamo veramente cogliere le occasioni che si stanno presentando in questi ultimi tempi, dobbiamo superare le divergenze e capirci. “Perché di negatività, per contro, ne abbiamo veramente molte” avverte Da Pozzo. “Ve ne elenco soltanto alcune”. La più importante è senz’altro la fuga all’estero di buona parte dei nostri ragazzi ad alta formazione. Non siamo in grado di trattenerli -dice- ne con l’offerta occupazionale, ne con le opportunità di miglioramento, ne sotto l’aspetto retributivo. Siamo i primi in Italia in questo retrogrado demerito. Per non parlare poi delle enormi difficoltà ad attrarne di altri.  “Eh certo” dice qualcuno dai tavoli vicini “se non riusciamo a trattenere i nostri, figuriamoci se siamo capaci di attrarre gli altri”. La nostra è anche la prima o la seconda regione per anzianità. E l’invecchiamento come sappiamo, non favorisce di certo l’economia e gli scambi. Negli studi sul comparto, questo è uno degli aspetti fondamentali e discriminanti al tempo stesso. Anche le banche poi sono completamente assenti. Il credito e la finanza hanno perso un patrimonio qui da noi. Non esiste più un riferimento territoriale tra gli istituti bancari. E come se ciò non bastasse, le piccole e medie imprese hanno dovuto subire negli ultimi 5 anni, un calo del credito messo a loro disposizione. Si è perso il contatto diretto con l’Istituto. Oggi chi ti giudica è un algoritmo, ma non è sufficiente a inquadrare l’imprenditore, la sua aspettativa, le sue capacità. Se continueranno a prescinde dal vecchio (forse), ma ben più reale rapporto umano, non riusciranno a percepire le notevoli intensità motivazionali dei nostri uomini, dei nostri imprenditori.

“Concludendo” dice Da Pozzo “Il Friuli Venezia Giulia è la prima regione in Italia per numero di reti d’impresa (157 imprese in rete ogni 10mila con sede in regione, rispetto ad una media nazionale di 57). Ma ha anche un territorio dalle notevoli capacità prospettiche e di resistenza. Attualmente abbiamo la possibilità di giocarci delle carte mai giocate sinora, come la logistica, la gestione del territorio, del turismo, della cultura, dell’agrifood, o quelle della valorizzazione a tutto tondo dei nostri prodotti alimentari, apprezzati per la maggiore all’estero.” “Farlo da soli è difficile, però ” completa con foga. “Qui ci vuole la politica. Non tanto come contributi, ma come regia generale.”

Un lungo applauso di apprezzamento, fa spazio alle domande del pubblico.

Si ringraziano della partecipazione:

Il Presidente del Rotary club Codroipo, Remigio Venier

Il Presidente del Rotary club Aquileia, Cervignano, Palmanova, Luigi Di Caccamo

Il Presidente del Rotary club Lignano Sabbiadoro-Tagliamento, Antonio Simeoni

Il Presidente di ConfidiFriuli nonché vice presidente vicario di Confindustria Udine Cristian Vida

Il Presidente mandamentale di Confcommercio Udine Giuseppe Pavan

L’assistente del Governatore Distrettuale Anna Fabbro

E tutti gli altri: soci e ospiti

Un saluto

Lorenzo Mazzilli