RELATORI: IL PROF. ENRICO FOLISI E "LE DONNE NELLA GRANDE GUERRA"

UN ASPETTO TRASCURATO DELLA STORIA ILLUSTRATO CON LA COMPETENZA DELL’ESPERTO E LA PASSIONE DEL RICERCATORE

20160308 EnricoPolisi 01Il prof. Enrico Folisi, docente di Fonti documentarie visive ed audiovisive per la storia contemporanea del Dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali dell’Università di Udine, è stato il protagonista di una serata nella quale ha dimostrato come la storia vista con l’occhio dello studioso appassionato possa essere non solo istruttiva ma anche affascinante.

Il prof. Folisi, presentato dal socio Enzo Barazza, è tra i massimi esperti nel campo fotografico e cinematografico del ‘900. À autore di numerose pubblicazioni sulla Grande Guerra e curatore di numerosissime mostre che comprendono anche la guerra di Libia. Le sue ricostruzioni di materiale fotografico e cinematografico di momenti salienti della storia sono documenti capaci di trasmettere con immediatezza realtà altrimenti difficilmente percebili.

La sua illustrazione ha fissato un momento storico nel quale

la dimensione del massacro di uomini ha lasciato ombra, nell’immaginario collettivo, il ruolo avuto dalle donne.

20160308 EnricoPolisi 02Infatti nel 1915 già nei primi mesi di guerra le donne si resero disponibili per attività di assistenza e per fare le crocerossine, erano le donne della nobiltà e della borghesia cittadina che assistevano i soldati nei posti di ristoro istituiti presso le stazioni ferroviarie e negli ospedali gestiti dalla Croce Rossa, a Udine un importante ospedale gestito dalla Croce Rossa era stato allestito presso il Collegio Toppo Wasserman e aveva come direttrice una crocerossina d’alto lignaggio, la Marchesa Costanza Colloredo Melz.

Man mano che il conflitto si inaspriva e l’arruolamento degli uomini validi diventava sempre più pressante, le donne del popolo presenti nella zona di guerra furono impiegate nei diversi settori dei servizi ausiliari. Le prime ad essere occupate furono le cuoche e le lavandaie. Poi vi fu l’esigenza di occupare le donne per i lavori di manovalanza, anche pesante. Così furono presenti in numero rilevante per la costruzione e sistemazione delle strade, nelle cave, nelle segherie, anche come taglialegna e nella conduzione di carri per il trasporto di merci di ogni sorta. Nelle zone di montagna della Carnia e delle Dolomiti furono utilizzate le Portatrici, circa 2.000 ausiliarie tra i 15 e i 60 anni che per una paga di 1 lira e 50 centesimi a viaggio trasportavano anche in alta quota e a ridosso delle prime linee fino a 50 chili di ogni tipo di materiale anche munizioni e filo spinato.

Naturalmente le donne furono impiegate in agricoltura per sostituire gli uomini anche nell’arature, e in quelle attività prima riservate ad essi, e nell’allevamento del bestiame ricoprendo tutti i ruoli e occupandosi di ogni mansione.

In città furono utilizzate in ogni genere di attività, le troviamo postine, tramviere, spazzine e naturalmente negli uffici di ogni tipo. Soprattutto a Torino, Milano, Genova nell’intero “Triangolo Industriale le “arruolano” come operaie non più solo nell’industria tessile e alimentare, ma in tutti i settori, anche in quello meccanico e delle armi. Vennero impiegate anche in lavori delicati come la costruzione degli aerei Caproni. Sopportarono turni di lavoro di 13 ore, senza il pagamento dello straordinario, e senza riposo settimanale. Nell’ultimo anno di guerra le operaie raggiunsero il numero di 200.000. Nelle fabbriche di proiettili furono utilizzate a migliaia, l’uso di sostanze chimiche particolarmente pericolose comportò un elevato numero di casi di avvelenamento e di aborti spontanei. Nelle città e nei paesi della zona di guerra e specialmente nelle retrovie vennero istituiti numerose case di tolleranza militarizzate con la presenza di migliaia di donne dedite alla prostituzione. Nella provincia di Udine le case di tolleranza militarizzate raggiunsero il numero di 200. D’altronde anche la prostituzione illegale fu un fenomeno diffuso, diverse tenutarie che facevano prostituire minorenni anche di soli 16 anni furono arrestate a Udine dalle forze dell’ordine. Altro dolorosa realtà che colpì le donne durante il conflitto, dopo lo sfondamento di Caporetto, furono gli stupri effettuati dai soldati austro-tedeschi; soltanto le donne che partorirono o portarono il loro “figlio nato dalla Guerra” all’Orfanatrofio San Filippo neri, creato nel 1918 all’indomani della fine del conflitto, da Mons. Celso Costantini a Portogruaro furono 122 per la provincia del Friuli. L’esperienza della guerra cambierà le donne che avevano lavorato e partecipato in mille modi alla mobilitazione durante il conflitto. Le renderà più partecipative all’interno della società italiana. Ma l’affermazione del fascismo con lo smantellamento dello stato liberale e la costruzione di un regime dittatoriale, riporterà indietro le donne, che avranno come ruolo prioritario quello di “moglie fedele e madre prolifica”, a prima della guerra.

Meritati applausi a conclusione di un’illustrazione che ha preso i presenti e il guidoncino del club consegnato dal Presidente quale simbolico ringraziamento di tutto il club.

Le immagini della serata si trovano nella nostra gallery.