RELATORI: IL PROF. ANDREA TILATTI E IL SANGUINOSO GIOVEDÌ GRASSO DEL 1511

UN TUFFO NELLA STORIA, CHE È SEMPRE PIÙ COMPLESSA DI QUEL CHE LE SINTESI RIESCONO A RACCONTARCI

20160920 AndreaTilattiIl Prof. Tilatti, Presidente del RC Udine Patriarcato, ha aperto il suo intervento sottolineando che “la storia è uno sport per l‘età adulta”. Non perché sia un’attività che non richiede impegno fisico ma perché l’esperienza permette di vedere e capire molte più cose che da giovani.

Il fatto: il 27 febbraio 1511 gruppi di contadini arrivati a Udine per il carnevale ed appartenenti alla fazione degli "zamberlani' (çambarlans), sostenitori della

famiglia Savorgnan, assaltano i palazzi dei nobili dell’opposta fazione uccidendo, saccheggiando ed incendiando.

La rivolta si allarga per alcune settimane alle campagne con contadini che saccheggiano e incendiano le residenze di nobili.

Il contesto reale di miseria e sfruttamento dei contadini giustifica una visione superficiale che vede oggi riassumere la figura di Antonio Savorgnan come un capopopolo che guida una rivolta sociale del rinascimento italiano - origine dell’unico contro parlamento dell’Europa - paladino dei “sottans” e qualcuno chiamarlo “Maometto dei rustici.

Visto cinque secoli dopo la prospettiva si amplia e l’approfondimento dello storico fa emergere altri aspetti accanto a questa versione positiva.

20160921 CaronnaNel 1433 Marin Sanudo, un autore aggregato a un gruppo di magistrati veneziani in visita ad Udine, tiene un scrupoloso diario della visita. Dice che a Udine, città equidistante dal Tagliamento e dall’Isonzo vivono due fazioni, quella degli "strumieri" (strumîrs) e quella dei "zamberlani (çambarlans).

I primi legati alla nobiltà friulana e i secondi sottoposti alla famiglia Savorgnan, guidata da Nicolò Savorgnan, patrizio veneto che gode dello loro considerazione. Annota anche che Udine è costituita da nuclei urbani separati o separabili da catene predisposte per bloccare l’accesso delle strade con famiglie che dominano le proprie zone.

Siamo in un periodo storico che vede successive ondate di scorrerie, tra le quali quelle turche. Venezia è una potenza europea ma la pressione francese, l’arrivo a Gorizia degli Asburgo che ereditano la Contea ed iniziano ad intromettersi nella politica friulana sono fattori ai quali Venezia aveva reagito armando nel già nel 1480 i contadini ed invitandoli di fatto a difendersi da soli. Capo di queste milizie territoriali è Nicolò Savorgnan, diplomatico accorto.

L’economia risente dei conflitti impoverendo i contadini che non hanno le connessioni dei nobili con i quali si indebitano sempre più. Savorgnan rinuncia a riscuotere i suoi crediti chiedendo in cambio fedeltà.

Il 14 maggio 1509 in Lombardia Venezia viene sconfitta da una lega europea che travolge le sue città sulla terra ferma. Venezia non riesce più a governare il suo stato. Le antiche rivalità tra famiglie riemergono e qui appare la figura di Antonio Savorgnan, personaggio che non ha il carattere diplomatico di Nicolò ma quello del guerriero. Gli appare occasione propizia per regolare rancori e rivincite che contrassegnano la nobiltà dell’epoca.

Va tenuto presente che i Savorgnan, resi nobili dal patriziato veneziano venivano considerati dei parvenu dalle famiglie di più antica nobiltà come Della Torre, Colloredo, Spilimbergo o Villalta.

Le effettive rivendicazioni contadine a loro volta trovano vantaggio dall’assalto alle residenze dei nobili perché al saccheggio aggiungono gli incendi che distruggono i libri che documentano i loro debiti.

Venezia è costretta a togliere la fiducia ad Antonio ma non alla famiglia Savorgnan. Antonio fugge ma il 26 maggio a Villach viene ucciso da sicari e Venezia ne paga la taglia. Il 20 settembre 1511 gli imperiali entrano a Udine e Venezia perde tutto il Friuli tranne Marano e Osoppo dove comanda Girolamo Savorgnan.

La nobiltà si rende conto delle conseguenze dei conflitti e ricerca “casse di compensazione” per decantarli. Nel 1518 introduce il “libro d’oro” della nobiltà udinese, ovvero un’indicazione di coloro che essendo nobili devono regolare tra loro le dispute evitando guerriglie pericolose per tutti e ricorrendo, se del caso, ai duelli.

Anche Venezia ha imparato e la nascita della Casa della Contadinanza con una sua magistratura pare una stanza di compensazione anche per i contadini.

I tempi rotariani hanno fermato una relazione che ha catturato l’attenzione e il relatore ha concluso rispondendo alle domande e ricordando che la storia è sempre più complessa di quel che appare, le relazioni sono difficili da scoprire e capire e che lo storico è consapevole di dover confrontare tutte le fonti possibili dato che risentono comunque dell’ottica dell’estensore quando e spesso sono faziose.

Gradito ospite dell'interessante serata il PDG Riccardo Caronna, socio onorario del club, che ha ricevuto la pubblicazione stampata per il 40nnnale.