RELATORI: DAVIDE SCIUTO PRESENTA IL DOCUMENTARIO "RIFLESSI D'ARTE VENETA"

TRE CAPOLAVORI DI LATISANA ILLUSTRATI DA UN CORTOMETRAGGIO

20160929 DavideSciutoPrima della proiezione del bel documentario il prof. Sciuto lo ha così introdotto:    

"Plinio il Vecchio ha scritto nella sua Historia Naturalis: “La pittura è una poesia che tace, la poesia è una pittura che parla”. La forma del documentario d’arte acquista in tal senso un valore espressivo assai significativo per la lettura di un’opera figurativa classica. I tre dipinti conservati a Latisana, di cui tratta il cortometraggio “Riflessi d’arte Veneta” (il “Battesimo di Cristo” di Paolo Veronese in Duomo, la Madonna con Sant’Anna del Tintoretto e la Sacra Famiglia di Mattia Bortoloni, conservati nella chiesetta di

Sant’Antonio) non attestano soltanto la presenza nel Basso Friuli di alcuni dei più grandi Maestri della pittura veneta, ma esemplificano la generale evoluzione dell’arte veneziana nel periodo più fiorente della sua produzione, dall’età del Manierismo, nella seconda metà del XVI secolo, fino al Neoclassicismo del periodo illuminista.

Alla fine del ‘500, nonostante diminuisca la potenza effettiva della Serenissima, cresce il suo mito, rafforzato dall’esemplare Costituzione interna dello Stato. Lo storico Federico Chabod lo ha messo più volte in evidenza nei suoi studi: la vicenda straordinaria della città lagunare, che acquista la potenza equivalente a quella di un antico impero, è alimentata ed attestata soprattutto dalla produzione artistica di uno Stato in grado di sorprendere continuamente i visitatori provenienti da tutto il mondo.

In particolare nella seconda metà del Cinquecento si contraddistinguono due grandi botteghe, una del Veronese e l’altra del Tintoretto. Questi due artisti, secondo un’espressione codificata da Giorgio Vasari, dipingevano “di maniera”, cioè non imitavano direttamente la natura, ma i maestri che li avevano preceduti, come Giovanni Bellini, Giorgione o il celebre ritrattista Tiziano. Per tutti i “manieristi”, comunque, tra i grandi modelli da seguire vi erano i tre artisti “simbolo” della pittura rinascimentale in Italia: Raffaello, Michelangelo, Leonardo. Gli ultimi due furono presi maggiormente in considerazione dai veneziani, perché erano interessati più agli effetti di luce o al plasticismo delle figure e meno al disegno, essenziale, invece, nell’ arte di Raffaello.

Il “Battesimo di Cristo” di Paolo Veronese, custodito nel Duomo di Latisana, e la Madonna con Sant’Anna, attorniata da Agostino, Antonio Abate e Nicola da Tolentino, opera della scuola del Tintoretto, databile intorno al 1590, rappresentano, dunque, due esempi assai significativi di arte manierista in territorio veneto. Il dipinto di Paolo Caliari ,detto il Veronese, è una tela realizzata nel periodo della maturità dell’artista e fu effigiata negli anni in cui la sua vita cambiò radicalmente: si era appena sposato e aveva riscoperto sentimenti intimi, come l’amore familiare, che lo indussero a dare maggiore forza spirituale alle sue invenzioni. L’opera del Tintoretto si colloca, invece, nella fase terminale della produzione pittorica di Jacopo che lascia la sua eredità artistica al figlio Domenico, così che i suoi colori sembrano ravvivarsi e rinascere. Infine la terza pittura, raffigurante la Sacra Famiglia con Sant’Antonio e Santa Chiara, databile intorno al 1730, rappresenta un’importante alternativa stilistica alla produzione pittorica tiepolesca, imperante a quel tempo nella Serenissima Repubblica.

Pertanto, considerata l’importanza storica ed estetica dei tre dipinti latisanesi, è nato un documentario per illustrare nel dettaglio il carattere estetico e storico di tali capolavori. “Riflessi d’arte Veneta” è il titolo di tale cortometraggio: si riferisce alla forza persuasiva del messaggio sacro e profano al tempo stesso, di cui si fanno portatori i tre artisti, accomunati dalla varietà e dalla leggerezza del colore, secondo la secolare tradizione veneta. E’ noto, infatti, come i palazzi lungo i canali presentassero pitture d’ogni genere, assai raffinate, che purtroppo sono andate perdute, in grado di creare mirabili effetti visivi, in quanto riflesse sull’acqua. Da qui è nata l’attenzione degli artisti veneziani a riprodurre una luce particolarmente delicata e la loro propensione all’uso di colori capaci di armonizzarsi con le atmosfere della laguna.

A Latisana la presenza del Tagliamento sembra conformarsi bene a questa maniera di ideare dipinti capaci di specchiarsi e di riflettersi nel paesaggio circostante: una magia d’altri tempi, che ripropone l’incanto di una civiltà sospesa tra cielo e terra, come se nascesse da un racconto fiabesco. E ciò spiega il motivo per cui è stata abbinata la danza classica ad ognuna delle tre opere illustrate all’interno del cortometraggio: richiamare lo spirito di leggerezza, la fantasia ed il cangiantismo di un’arte che sorprende continuamente, perché è capace di rinnovarsi sempre come un’immagine riflessa sull’acqua."                                                                                 mau