RELATORI: GUALTIERO GIGANTE E LE RISAIE IN FRIULI

LA STORIA DI UNA PRODUZIONE DI ALTA QUALITÁ CHE HA OGGI UN UNICO COLTIVATORE

20170117 GualtieroGiganteGualtiero Gigante, agronomo, ci ha condotto alla riscoperta della storia del riso in Friuli. La prima comparsa documentata. Giuseppina Perusini Antonini segnala un inventario scritto del 1446 in cui, il notaio Antonio Janis di Cividale, elenca pure un sacchetto sigillato di riso, sicuramente di provenienza non locale. Potrebbe essere questa, comunque, la prima notizia documentata del consumo di riso in Friuli. Ci sono poi varie citazioni tra cui il cuoco del patriarca d’Aquileia Ludovico Trevisan Mezzarota (1439-1465), citava sei ricette a base di riso.

Nel 1500, il medico di Gorizia

Pietro Mattioli,nei suoi racconti ricorda spesso il Friuli e i friulani, parla del riso sia come alimento che come medicamento, avendo azione astringente. Nella stessa epoca nella zona di Fraforeano, già feudo dei conti di Varmo abbiamo tracce di sistemazioni per la produzione di riso. I Badoer, nel 1600-1700, compirono le ulteriori sistemazioni irrigue nella zona. Fin dal ‘700, anche altre zone del Friuli furono interessate da tale coltivazione: nel Monfalconese, a Cassegliano, a Titiano, a Paradiso e ad Aquileia. Qui si ha notizia di coltivazioni iniziate certamente nel ‘700, durate per tutto l’800 e abbandonate nel primi decenni del ‘900. A probabile testimonianza di tutto ciò, ancora nei pressi di San Lorenzo di Fiumicello vi è il toponimo “risera”. Ma è a Fraforeano che nel 1752, Antonio Gaspari, fittavolo dei nuovi proprietari Calbo-Grotta, diede grande sviluppo alla coltura del riso, introducendo la prima risaia a vicenda (inserita in una rotazione agraria quadriennale). La stessa famiglia Gaspari, in seguito, divenne proprietaria della tenuta che, però, cadde in abbandono .

Nella statistica napoleonica del 1807 del Dipartimento di Passariano, infatti, nel comune di Ronchis si segnala la sola presenza di “riso per fabbisogno”.

Successivamente, un gruppo di industriali di Lodi (i Ferrara, i Granata, i Vigorelli) introduce la sistemazione delle marcite lombarde. Ma è il conte Vittorio de Asarta, a fine Ottocento, a dare alla tenuta il massimo splendore con metodo e utilizzando pure un apposito laboratorio scientifico. Fraforeano diviene così una sorta di ‘azienda pilota’, meta di studiosi d’agraria che vi giungono da ogni parte d’Italia. Le risaie si estendono su 600 ettari e occupano, nel periodo di massima intensità d’impiego, oltre 500 persone. Le mondine, in particolare, giungono qui pure da fuori regione.

Fu la prima azienda in Italia ad avere il primo trattore elettrico, il libro “ corso generale di agronomia “ cita “ARATURA Elettrica. Molti di questi apparecchi già funzionano in europa, e qualcuno anche in Italia. Il primo è stato quello impiantato in provincia di Udine, verso il 1890, nel podere di Fraforeano, appartenente al conte Vittorio de Asarta. Una ruota idraulica, tipo Poncelet, dalla forza di 20 cavalli, mette in moto una generatrice di 18 ampere a 720 volt, che trasforma l’energia meccanica in corrente elettrica, la quale trasmessa mediante filo metallico a 3 km ad un’altra macchina simile, viene ricomposta in lavoro meccanico, che serve a mettere in moto l’aratro. Per mezzo di un commutatore si può fermare il secondo motore senza interrompere il funzionamento del primo, quindi si può interrompere l’aratura in qualunque tempo, senza dover agire sulla dinamo generatrice, la quale trovasi naturalmente distante dal campo di operazione……

L’intera zona del podere, che può in questo modo venire arata mediante la corrente elettrica, raggiunge la superficie di 565 ettari”. Il secondo trattore è stato fatto alcuni anni dopo a Trinità presso Mondovi nei possedimenti del marchese Carlo Montezemolo. Quindi abbiamo ulteriore conferma delle superfici e dell’importanza dei possedimenti anche come valenza scientifica. Nel 1883 vengono segnalate , dal sindaco di San Giorgio di Nogaro, le risaie nella zona di Malisana, Torre di Zuino ( Torviscosa) a partire da Bagnaria Arsa. A Malisana e Torre di Zuino, all’epoca, vi erano 840 campi investiti a risaia, scesi a 360 circa nel 1903. Trent’anni dopo, in quell’area, si producevano ancora 3.500 quintali di risone

Sul finire dell’Ottocento, la contessa Rosa di Strassoldo, nei fabbricati annessi all’omonimo castello di Sopra, tuttora visibile, attivò una pilatrice ad acqua per la pulizia del riso che inviava regolarmente alla corte di Vienna dove era di casa.

Sempre intorno al 1800 erano famose le risaie dei conti Caratti, che occupavano i terreni da paradiso verso sud ed arrivavano fino alle vicinanze di Pocenia.

L’ultimo coltivatore di riso in Friuli è stato SUDATI FRANCISCO di Rivolto , che ha coltivato fino al 1976 30 ettari di riso a sud dell’attuale villa Manin, è stato anche il promotore di un gruppo che avrebbe sviluppato la coltivazione in maniera permanente se fosse riuscito nell’intento di costruire una risiera, assieme ai Duchi Badoglio e i conti Kecler di San Martino e la famiglia Florio . Poi scompare sostituita dal granoturco.

Oggi in Friuli abbiamo solo una piccola coltivazione in località Paradiso, nella stessa azienda Caratti, di proprietà della famiglia Fraccaroli, e coltiva 2 ettari di riso Vialone Nano.

Il riso è sempre stato considerato più come medicinale che un vero e proprio alimento, fin dall’epoca romana abbiamo tramandato questa opinione e permane anche in epoca veneta, poi verso il 1800 cominciamo la piena produzione , in Friuli si consumava il doppio di riso pro capite rispetto al resto d’Italia, siamo arrivati ad oltre 1500 ettari, con un flusso di Sottani pari a 3500 persona in fase di impianto/ semina a 5000 sottani in fase di raccolta.

Il riso friulano era rinomato per la buona qualità , fin dai tempi dei conti de Asarta e fino alla coltivazione dei Sudati era destinato solo alla produzione delle sementi, per capire quanto fosse alta la considerazione nazionale del prodotto friulano.