RELATORI: IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA RAFFAELE TITO SU “LA CORRUZIONE E’ UN MALE CRONICO”

INTERCLUB A PALMANOVA SU UN REATO CHE NON CORROMPE SOLO SINGOLI SOGGETTI MA L'INTERA NOSTRA SOCIETÀ

20170225 tITO0La corruzione non è un fenomeno dei nostri giorni, ma esiste da sempre. E’ un male cronico, ma non per questo ce la dobbiamo tenere in eterno.

Prima ancora di essere un reato la corruzione è un modo d’essere. Essa incide: sul funzionamento dell’economia, perché non vince il più bravo, ma chi ha più soldi da dare; sul funzionamento della democrazia poiché i partiti più corrotti saranno quelli più finanziati. Si determinano costi sociali più alti e si favoriscono meccanismi e comportamenti clientelari che riducono fortemente la meritocrazia e la spinta all’innovazione.

Produce inoltre l’inefficienza: economica, perché riduce la concorrenza e favorisce il protezionismo con la formazione di “cartelli”, di monopoli ed oligopoli che definiscono costi economici più alti per i cittadini;

alla fine non vince il più bravo, ma quello più furbo. Nella Pubblica amministrazione, all’interno della quale l’inefficienza e la corruzione instaurano un meccanismo perverso di autoriproduzione.

Se esaminiamo quali sono le caratteristiche della corruzione , si riscontra che si tratta di un delitto seriale, in quanto chi lo commette tende a ripeterlo. Si parla infatti di corruzione sistemica. Prolifica e trova possibilità di nascita in ambienti “ inquinati “ e sostanzialmente favorevoli alla corruzione e al malaffare Infine tende a diffondersi ed allargarsi, finendo per coinvolgere direttamente o indirettamente sempre più persone ed ha quindi carattere diffuso E’ un reato invisibile e segreto che non si fa davanti a testimoni, che non lascia tracce subito evidenti. E tutto questo va tenuto decisamente presente quando si cercano gli strumenti per sconfiggerla.

20170225 Tito02La corruzione costituisce, probabilmente da sempre, un fenomeno di larghissima diffusione che certamente non è debellato, dopo le grandi ed estese inchieste del biennio 92-94. Perché allora, nonostante quanto accaduto anche tragicamente in quegli anni, la corruzione continua a prosperare nel nostro paese ?

In primo luogo perché le sue cause non sono state minimamente intaccate. L'Italia ha dimostrato di non essere ancora una democrazia forte e compiuta, con un mercato concorrenziale ben funzionante. Il cittadino cerca la raccomandazione, l’imprenditore predica la concorrenza, ma sottobanco stringe accordi per non soccombere, per non doversi confrontare e cerca protezione dalla politica. Questa a sua volta non vuole vincere con le idee, ma con campagne elettorali sempre più costose e vive la politica come mezzo di accumulo di ricchezza e non come servizio al Paese.

Le procedure della pubblica amministrazione poi continuano ad essere farraginose. L'interpretazione di norme, leggi e regolamenti intricatissimi lascia ampia discrezionalità al singolo funzionario e crea gli spiragli favorevoli per l'infiltrarsi della corruzione. Il cittadino non sa come muoversi. L'aristocrazia del denaro è l'unica gerarchia riconosciuta. I soldi facili costituiscono una tentazione cui, ai più, è difficile resistere.

20170225 Tito05In secondo luogo perché per un paio di decenni l’attività di questo paese non è stata quella di contrastare la corruzione, ma i processi sulla corruzione. Si è costantemente sminuita la gravità e la diffusività dei gravi fatti che erano emersi e si è spostata l’ attenzione sui metodi che si sono impiegati per scoprirli e si è fatto di tutto per ostacolare il processo che li aveva fatti emergere, nella speranza che si potesse mettere un coperchio sul vaso di Pandora.

Si è detto che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze ed il messaggio evidente e sottostante è stato quello di zittirli. La politica dovrebbe dimostrare una propria autonomia, una propria capacità di valutazione, rispetto ai procedimenti giudiziari. Autonomia che non ha , non è capace di dotarsi e forse non vuole nemmeno darsi.

Chiamiamo ladra la zingarella che ruba al supermercato una bottiglia di alcool di 10 euro, ma solo infedele l’amministratore di condominio che sottrae magari 200.000 euro ai condomini. Non è forse vero ? Recentemente abbiamo processato qui a Udine un professionista per peculato: vi erano circa 310 persone offese. Quanti scippi
debbono consumarsi per danneggiare un numero così elevato di persone ?

Non è allora forse vero che i delitti dei così detti colletti bianchi fanno molto più male che quelli così detti ordinari, mentre noi siamo indotti a grande indulgenza verso i primi e massima intolleranza verso i secondi.

Il cittadino, spettatore di tutto questo , percepisce, perplesso, che essere corrotti o essere corruttori è un qualcosa che…si può fare abbastanza tranquillamente. Sanzioni non ne avrai, gli amici ti saranno sempre vicino e ti aiuteranno anche economicamente, la possibilità di essere scoperto poi è minima, gli altri più di tanto non si preoccupano e comunque dimenticano presto, quindi…perché non provarci ? che male c’è?

E’ un po’ come la evasione fiscale. Ci provano tutti e non hanno che scarse se non inconsistenti conseguenze, perché non provarci anche io ? e semmai mi prendono non verrò giudicato negativamente, in fondo si tratta di curare i miei interessi. Che male c’è a curare i propri interessi ?

Insomma per riportare una frase famosa : "I politici perbene non dovrebbero stare seduti vicino ai corrotti", ha detto un collega mio amico e mio maestro. Ed è proprio così che io la penso.

Ad un amico politico che seppi essersi seduto al tavolo dei relatori di un convegno accanto ad un politico che solo la settimana prima era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Trieste chiesi se si rendeva conto che se continuava a sedersi vicino a un corrotto, i cittadini erano autorizzati a pensare che erano uguali. Sarebbe meglio dire 'finché c'è lui, io qui non mi siedo'. E forse allora anche chi commette reati tornerebbe a vergognarsene e la collettività saprebbe meglio distinguere i buoni dai cattivi.

20170225 Tito06Insomma la presunzione d’innocenza – che tanto viene invocata - è un fatto interno al processo, non c’entra nulla coi rapporti sociali e politici. Parliamo tutti i giorni di c., a volte la percepiamo, anzi la viviamo, ma.. le aule giudiziarie sono vuote, quando si deve processare la c. Eppure in Italia per gli omicidi vi è quasi sempre un colpevole. I Giudici sono bravi, la polizia giudiziaria altrettanto. Come invece si spiega tutto ciò ? E’ quindi evidente che c’è qualcosa che non va. Innanzi tutto non serve a nulla alzare le pene, se poi non si sa a chi darle queste pene.

La corruzione si può battere, anzi, si deve battere, se si vogliono vincere le sfide della globalizzazione e se vogliamo una società veramente moderna , trasparente e non clientelare ed affaristica. Iniziando a Riformare la giustizia, rendendola più celere, riducendo il numero delle leggi, ma aumentando la loro efficacia, migliorando la trasparenza degli atti della pubblica amministrazione; sfoltendo, nello stesso tempo, il numero di funzionari, remunerandoli meglio e rendendo più efficiente il loro lavoro.

Sul piano della tecnica investigativa occorre creare maggiori norme premiali, volte a far emergere e di svelare il patto segreto che si cementifica fra corrotto e corruttore, in modo che essi non si sentano sicuri della altrui complicità e quindi dell’altrui silenzio. Inoltre va introdotta la possibilità di operazioni sotto copertura, come già esiste da decenni in altri settori del diritto penale.

E, soprattutto, bisogna che gli italiani riacquistino i valori di responsabilità e di rispetto verso le regole, nella consapevolezza che l'interesse generale così conseguito, è, in ultima analisi, l'autentico, vero interesse di tutti noi.

Raffaele Tito

"La corruzione è una nemica della Repubblica.

E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà.

E dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti.”

Sandro Pertini