RELATORI: ANNA FABRIS E RIQUALIFICAZIONE URBANISTICA A LIGNANO

AVVIO DELLE RIUNIONI MENSILI ROTARY-ROTARACT CON UN TEMA IMPORTANTE E ATTUALE

20170304 Rotaract4Il 10 Febbraio 2017 si è dato avvio a un percorso di condivisione tra Rotary e Rotaract, consistente in una serie di incontri periodici, con l'intenzione di costruire un percorso di conoscenza comune, che possa portare a delle interessanti collaborazioni di service.

In qualità di giovane rotaractiana ho avuto l'onore e l'onere di aprire il programma di incontri, relazionando il mio lavoro di tesi magistrale in architettura per il nuovo e l'antico, corso di laurea frequentato presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Mi è sembrato particolarmente interessante aprire la presentazione contestualizzando il progetto di tesi in relazione alla formazione accademica ricevuta dal mio relatore di laurea, nonché la sua stessa corrente di pensiero, profondamente influenzata dagli insegnamenti di Gianugo Polesello, con cui ha collaborato per anni.

La tesi, avente come oggetto la riqualificazione del complesso termale di Lignano, opera di architetti di grande spessore, quali Calabi e Valle, parte da un'attenta analisi concettuale del territorio lignanese, segnato da piani regolatori estremamente diversi tra loro per filosofia di pensiero e caratteristiche morfologiche e geometriche, che emergono soprattutto nella zona di Pineta e Riviera, dove emerge tangibilmente la differenza tra il piano di Luigi Piccinato e Marcello D'Olivo.

Gli imprenditori friulani Alberto Kechler, Guido Carnelutti e Antonio Bulfon fondarono la Società Pineta nel 1953 con l'intento di creare una zona che risultasse regolamentata per rispondere alle esigenze turistiche della penisola. Costoro promossero con entusiasmo il progetto urbanistico dell'architetto Marcello D'Olivo, innovativo perchè caratterizzato da una pianta con andamento a spirale e volto a soddisfare i nuovi valori di efficienza e dinamismo. Il progetto era stato concepito con l'intento di instaurare un rapporto di funzionalità e fusione della viabilità interna ed esterna con il capoluogo di Latisana, inoltre, mirava al raggiungimento di un equilibrio tra il sistema introdotto, la conservazione dell'ambiente preesistente e il rispetto della comunità residenziale.

La spirale progettata da D'Olivo venne attuata, mantenendo nel tempo le sue caratteristiche originarie: dalla Piazza Rosa dei Venti si sviluppano archi e raggi; dalla piazza stessa si snoda verso il mare il lungo edificio denominato "il Treno", con funzione di servizi commerciali al piano terra e residenziali al piano superiore.

20170304 Rotaract 3Il Treno si divide in tre punti, in corrispondenza dell'intersezione dei tre archi , individuando lungo il suo percorso sinuoso la Piazza del Sole e quella di fronte al mare di forma ellittica, successivamente chiamata Piazza Marcello D'Olivo. A partire dalla Piazza Marcello D'Olivo, lungo i due lati si estende la passeggiata sopraelevata, interrotta dalle "rotonde", locali di servizio per la spiaggia.

Il terreno contenuto tra un arco e l'altro è ampio 100m ed è suddiviso in lotti profondi 50m l'uno. All'interno di ogni lotto, secondo il progetto originale di D'Olivo, la superficie edificabile non avrebbe dovuto superare il 20% della superficie totale, mentre il restante 80% era vincolato a coltura arborea con alberi di pino, invece in altezza le costruzioni non avrebbero dovuto elevarsi oltre i due piani. L'intervento urbanistico a spirale costituì un forte impatto ambientale sull'originaria morfologia dell'aria. Infatti la pineta di Lignano era zona soggetta al vincolo forestale, secondo il Regio Decreto n. 3267 del 1923, secondo cui, qualsiasi intervento progettuale, avrebbe dovuto avvalersi dell'autorizzazione dell'ispettorato del Corpo Forestale di Stato. I lavori furono cominciati nel 1953 e, in corrispondenza con la viabilità, definita dalle curve degli archi e dei raggi, inevitabilmente venne attuato un processo di abbattimento arboreo e uno spianamento massiccio, costituendo un cambiamento radicale della morfologia originaria.

L'obiettivo era quello di procedere secondo il Piano Regolatore di Latisana, cercando di perseguire una "zonizzazione armonica, la difesa dell'aria e della luce, la conservazione delle caratteristiche ambientali, la valorizzazione della penisola di Lignano". Nonostante i buoni propositi, l'intervento venne osteggiato dai rappresentanti di Sabbiadoro, che ritenevano lesivo per i loro interessi per lo sviluppo della zona di Pineta.

D'Olivo non fu l'unico architetto a lasciare la sua impronta sulla penisola, infatti a Lignano Pineta intervenne anche Gianni Avon. Le opere realizzate realizzate dai due architetti denunciano chiaramente i caratteri opposti dei due professionisti: D'Olivo, architetto artista, non adatto a scendere a compromessi, teso alla ricerca linguistica che la committenza faceva fatica a comprendere; Avon, perfettamente in linea con le esigenze della borghesia udinese, flessibile e sempre disponibile al compromesso, realizzò per i soci ben 31 ville, 17 alberghi, 16 condomini, un grattacielo e 3 stabilimenti balneari. Le sue opere si distinguono per chiarezza strutturale, rigore geometrico, funzionalità semplice ma ricercata, rispondendo pienamente al gusto borghese di quegli anni.

Nel 1957 entra sulla scena lignanese anche la figura dell'architetto Luigi Piccinato, docente di Urbanistica alla Facoltà di Architettura di Venezia e vicepresidente dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, il quale progettò lo sviluppo urbano dell'area compresa tra Pineta e il Tagliamento, chiamata in seguito Riviera.

Egli criticò aspramente la spirale concepita da D'Olivo, accusandolo di aver creato un elemento di distacco rispetto alla zona di Sabbiadoro e di essersi allontanato dal concetto di sviluppo unitario e armonico della penisola. Progettò un piano completamente diverso, che definì "a misura d'uomo", in antitesi rispetto alla spirale di Pineta a misura di automobile. Per mantenere l'originaria morfologia del territorio, lasciò ampie zone di verde, ottenendo una zona di pace e riposo, lontana dal traffico.

Negli anni '60 e '70 intervennero altri progettisti, come l'architetto Bernardis, che realizzò la Chiesa del Cristo Redentore di Pineta, entro il 1971, e la nuova Terrazza a Mare al posto di quella di Valle nel 1972.

In seguito a questi importanti approfondimenti storici e urbanistici, l'interesse rivolto al complesso termale di Lignano Sabbiadoro, situato sul litorale, nasce principalmente per l'attraente composizione architettonica, tuttora elegante e rigorosa nonostante il tempo trascorso, ma essenzialmente per la posizione territoriale occupata all'interno dell'articolato sistema urbano, che coinvolge due piani regolatori intrinsecamente opposti per filosofia e morfologia.

Le terme, infatti, realizzate nel 1962 da Calabi e Valle, ma frutto del precedente progetto di Calabi non realizzato, sorgono esattamente sulla linea di confine che separa visivamente la Lignano Pineta di Marcello D'Olivo, città espressione di efficienza e dinamismo, realtà delle macchine, dalla città di Luigi Piccinato, espressione, invece, del sistema urbano concepito a misura d'uomo, ritmato da un articolato sistema di percorsi pedonali che attraversano la pineta, denominati filamenti verdi.

La conformazione contrastante dei due piani regolatori individua sul territorio una naturale linea di confine, segnata dal primo filamento verde del sistema capillare pedonale concepito da Piccinato e, proprio in quel punto, prospicienti al mare, sorgono le terme, diventando un elemento di cesura, ma al contempo una cerniera tra i due sistemi urbani.

Partendo da tale tangibile presupposto, divenuto imprescindibile prerogativa dalla fase embrionale a quella finale, si è proceduto tenendo conto del fondamentale ruolo che avrebbe assunto tale limen se evidenziato dalla presenza di una dorsale che si protraesse fino in mare: elemento estremamente caratterizzante diventa, quindi, il pontile, uno dei diversi percorsi sopraelevati, che enfatizza la posizione di confine e ripropone il tema dei pennelli in acqua proposti da D'Olivo nel suo progetto originario in più punti della penisola e segna un primo asse determinante per lo sviluppo dello studio progettuale.

Accanto alla definizione degli assi, elementi organizzatori dell'area di intervento, è stata condotta una valutazione approfondita delle componenti funzionali del complesso termale preesistente, che inizialmente aveva trascurato l'ipotesi di mantenimento e riqualificazione e che prevedeva, invece, una rinuncia completa del recupero edilizio.

Tuttavia, l'intrinseco valore geometrico dell'impostazione, caratterizzata da un modulo di riferimento dato da una maglia di 120 x 120 cm, definisce razionalmente l'intera composizione, sia in pianta che in prospetto, rispondendo a una logica di facile riutilizzo.

Qualsiasi intervento in semplice ampliamento ne comprometteva l'essenziale impostazione geometrica, che si è deciso di rispettare nella sua peculiarità, preferendo di inserire le funzioni della ricettività con servizi mancanti in un elemento geometrico di forte carattere, che fosse complementare ma alternativo, per rispettare la purezza della composizione riscontrata.

Si è rinunciato a contaminare il rigore dell'impostazione orizzontale con elementi in ampliamento impropri, contrapponendo un oggetto architettonico verticale, esso pure dalle caratteristiche autoreferenziali.

Solo in seguito si arriverà alla conclusione di collocarla sulla linea dell' asse che suddivideva specularmente il complesso preesistente, sottolineando la presenza dei due elementi a L, oppure in corrispondenza della diagonale del padiglione quadrato di ingresso realizzato da Valle.

Tale incertezza nella ricerca di un punto d'intersezione di assi adatto all'inserimento della nuova torre, era determinata dalla difficoltà permanente di riorganizzare gli elementi architettonici costituenti il complesso, senza tuttavia, come già detto, violarne l'intrinseca purezza geometrica. Nonostante fosse ormai assodata la necessità di accostarvi un elemento complementare quale quello della torre, per supplire alle carenze funzionali, si riscontrava l'esigenza di collegare in qualche modo i due elementi a L, evitando il mantenimento dell'edificio intermedio posto perpendicolare al mare, che avrebbe occupato tutta la parte affacciata sul fronte strada.

Una volta fissato l'asse verticale, identificandolo nel lungo porticato che si prolunga fino al mare, si è tentato di studiare diverse ipotesi di smaterializzazione degli edifici, per organizzare lo spazio circostante secondo una logica geometrica. Evitando, però, di incorrere nel temuto horror vacui, alla fine si è preferito allontanarsi da tale approccio, preferendo l'assolutezza di pochi assi, determinanti per lo sviluppo funzionale e geometrico.

Prima di raggiungere la sua definizione finale, ovvero un cilindro con core centrale ellittico, la torre ha assunto diverse forme, traendo riferimento dagli elementi caratterizzanti del territorio.

In una prima fase istintiva si sono cercati elementi geometrici identificativi delle presenze edilizie del sito per trasporli in una configurazione di sintesi in pianta, ma tale esercizio si è rivelato una forzatura.

pertanto si è abbandonato questo sforzo di recupero simbolico per intraprendere la soluzione di un elemento geometrico che sintetizzasse in modo compiuto e autodefinito i concetti fisico-matematici alla base della struttura urbanistica di D'Olivo.

Progressivamente si arrivò alla conclusione che fosse più funzionale e convincente un elemento singolo, circolare, slanciato e di diametro non superiore ai 40m. Secondo tale presupposto iniziò a delinearsi la distribuzione delle destinazioni d'uso: il blocco inferiore sarebbe stato adibito ai servizi, quali ristorante, sala conferenze, zona fitness, bar, funzioni possibilmente di fruizione anche pubblica, mentre il blocco superiore avrebbe contenuto esclusivamente a l'uso ricettivo.

In seguito ai molteplici tentativi di ricerca progettuale per identificare un'efficace composizione architettonica, si è giunti alla conclusione che, assodato l'involucro cilindrico della torre, al suo interno fosse preferibile inserire un ellisse piuttosto che reiterare la geometria del cerchio, che sicuramente avrebbe valorizzato la rigorosità geometrica della pianta, ma al contempo, per le limitate dimensioni del diametro scelte secondo un rapporto con l'altezza, non avrebbe potuto contenere tutti i sistemi di risalita previsti.

La soluzione finale ricadde quindi sull'ellisse, figura geometrica che, essendo costruita su due assi, permetteva l'individuazione di due direttrici di distribuzione, che a loro volta creavano quattro settori atti alla collocazione delle scale di sicurezza e degli ascensori.

In questo caso la geometria venutasi a creare, seppur ibrida, era frutto della costruzione stessa, di un risultato geometrico-funzionale, quindi vincente.

La determinazione degli assi divenne una naturale conseguenza della costruzione dell'ellisse: la costruzione geometrica del core centrale diventa ordinatrice del sistema circostante; i percorsi, che sconfinano dal limite della torre, sono un prolungamento degli assi interni e ne mantengono le dimensioni, pari a 3 metri.

Tale parametro rimarrà invariato anche in seguito, quando diventerà determinante anche nella configurazione della lunga passerella sopraelevata che si articolerà a destra della torre e manterrà la misura di 3 metri per la larghezza del piano di calpestio.

In prospetto permaneva la doppia struttura, che ormai in questa fase coinvolgeva un solo emisfero e ben presto sarebbe stata eliminata per ridondanza strutturale, mentre veniva messa in evidenza la struttura centrale del core mediante svuotamento alla base e in mezzo, dove avrebbe segnato la differenza tra il blocco dei servizi e della ricezione.

20170304 Rotararct2Lo studio progettuale delle diverse funzioni da inserire nella torre si rivelò estremamente complesso, dovendo relazionarsi con due figure geometriche contrastanti per costruzione e aventi polarità diverse. La composizione architettonica dovette determinare la geometria vincente, da cui sarebbe dipesa l'intera costruzione. E' stato scelto che fosse la geometria del cerchio con i suoi infiniti assi a vincere sull'ellisse nella suddivisione delle camere o delle altre funzioni disposte sulla corona più esterna, sino alle pavimentazioni.

L'ellisse avrebbe invece condizionato gli spazi di distribuzione, i corridoi, rispettosi del multiplo del modulo di 60, ovvero 2,40 di larghezza.

Mentre lo studio progettuale della torre e della sua complicata geometria continuava a progredire e delinearsi, rimaneva oggetto di indagine anche il rapporto con il territorio e la viabilità a sostegno del nuovo intervento.

Per supplire alla mancanza di parcheggi esterni, eliminati per realizzare nuovi spazi pubblici, viene studiato un parcheggio interrato che potesse ospitare circa 200 posti auto e che fosse collegato mediante un tunnel in ipogeo al piano interrato della torre.

Se il parcheggio doveva diventare pretesto per costruire un luogo architettonico, la rotonda verde sovrastante l'autorimessa venne ben presto messa in discussione e si iniziò a ragionare in virtù di una possibile fruizione pubblica, una volta avvalorata la funzionalità viabilistica

La geometria più efficace da inscrivere nel cerchio descritto dalla rotonda sembrò essere istintivamente il quadrato, all'inizio pensato su tre livelli, come una sorta di piattaforma attraversata da una passerella aerea alta 4,5 m, che avrebbe permesso di raggiungere il piano superiore: una piazza sospesa a tre gradoni. La passerella, nella variante finale, prolungata fino a lambire il treno, già in questa fase era strutturata da portali disposti secondo un passo di 8 m e una larghezza di 4m, sebbene il piano di calpestio mantenesse i 3m, in continuità dell'asse orizzontale della torre, da cui traeva origine. Successivamente, trovando illogico non rispettare il modulo anche per il passo, i pilastri di sostegno vennero posti a distanza costante di 4 metri al piano superiore, sorreggendo un piano di calpestio pari a 3m; viceversa al piano terra i pilastri sarebbero stati disposti a delle distanze multiple di 4, in modo da riuscire a evitare gli ostacoli, come la carreggiata, al fine di mantenere una corrispondenza nella verticale.

Come precedentemente detto, la passerella in questa fase intermedia avrebbe dovuto fermarsi dopo pochi metri, superando la grande rotonda verde del parcheggio e scendendo mediante una struttura circolare che, visivamente avrebbe concluso la composizione geometrica.

Si è peraltro riscontrata la forzatura artificiosa della piazza sospesa, elemento gratuito che inficiava la rigorosità della passerella aerea.

Da ciò è sorta la variante, di una piazza che contenesse sì l'impostazione a gradoni sul perimetro, ma impressi nel terreno, come impronta materica.

I percorsi che la raggiungono sono degli impercettibili solchi nel verde, ma ad andamento libero che si prolungano sinuosamente nel parco.

Le percorrenze preferenziali "costruite" del progetto soggiacciono al rispetto di forme geometriche severe, in contrapposizione tematica con la riproposizione dell'andamento curvilineo delle "sinusoidi" della viabilità di D'Olivo e ai "filamenti verdi" di Piccinato.

Nella sua complessità geometrica lo studio progettuale si struttura mediante la forte presenza degli assi e dei percorsi, che segnano marcatamente il territorio: la lunghissima passerella che attraversa il basamento quadrato e si prolunga fino a incontrare il treno, costellata di risalite immerse nel verde e racchiuse in petites objects; ad essa perpendicolare, la lunga dorsale che scende in corrispondenza dell'ultimo filamento verde di Piccinato, e raggiunge il mare; parallelo a quest'ultima il percorso che congiunge la torre alle terme, avvalorando la sua funzione di sostegno al complesso; la forte linea di tangenza alla torre, segnata dai parcheggi destinati all'esclusiva fruizione di breve sosta; la perfetta linea di alberi che delimita la zona di pertinenza della torre; il percorso che dalla piazza di ingresso delle terme, conduce al mare e, infine, quasi a chiudere l'intero complesso, la lunga rampa sinuosa che dal primo piano della torre si aggancia alla dorsale.

La forte orizzontalità del complesso termale, acuita da tali assi determinanti nella costruzione del sistema, viene contrapposta alla verticalità della torre, che, alta 100 m, si staglia a pochi metri dell'arenile e domina lo skyline lignanese.

L'oggetto architettonico, esternamente cilindrico e all'interno ellittico, presenta la propria complessità soprattutto in sezione, ove frammenti di piano sono incastonati nella maglia strutturale, quasi fossero appesi, come accade in corrispondenza del piano dedicato alle sale conferenze. Lo stesso concetto si ripropone anche in copertura, dove il piano panoramico si caratterizza per la presenza di una copertura inclinata che permette una leggera estrusione del core centrale, enfatizzandone la geometria.

Lo svuotamento pensato all'inizio viene applicato non più alla base, dove invece domina un portico a doppia altezza, ma al piano decimo, a metà tra i due blocchi, a identificare il cambiamento di funzione, a evidenziare il settore di uso pubblico e a scarnificare l'edificio fino a renderne palese la geometria più interna.

La sezione conferisce ulteriore dinamicità al progetto per la presenza dei duplex nel blocco superiore, che occupano, alternativamente, due altezze.

Se queste sono le zone che più caratterizzano la torre in sezione, si può considerare il primo piano come pianta cardine. Da tale piano infatti, traggono origine: la lunga passerella che attraversa il basamento pubblico e la pineta fino al treno, che si aggancia alla torre mediante un pontile largo la metà del piano di calpestio proprio della passerella e permette la discesa alla piazza attraverso una scala a chiocciola; sia la lunga rampa sinuosa lunga 125, che, contrapponendosi al rigore della geometria generale, termina il sistema agganciandosi alla dorsale con andamento libero.

Quest'ultima nasce con il principale intento di creare un accesso pubblico alla torre e di congiungersi, attraverso di essa, all'altra passerella che trae origine dalla parte opposta del core centrale.

L'uso pubblico, pertanto, penetra attraverso la torre, attraversandola e creando una lunga infilade che, dalla dorsale, segno del primo filamento di Piccinato, raggiunge il treno, emblema dell'architettura di D'Olivo.

Tale intento si è scontrato con la difficoltà di non contaminare lo spazio privato della torre con quello pubblico dei due percorsi.

La soluzione più soddisfacente è stata individuata in un percorso ellittico, perimetrale al core centrale, che ne permettesse la circumnavigazione, senza gli avventori esterni dovessero per forza interferire con l'hotel.

Lo studio progettuale della torre nasce di supporto al complesso termale, per la mancanza di servizi complementari al suo buon funzionamento.

L'elegante armonia geometrica delle terme è stata rivalutata e valorizzata con estremo garbo e rispetto del modulo geometrico proposto da Valle. Eliminato l'edificio posto sul fronte strada, a favore della torre, è stato collegato l'edificio parallelo al mare all'asse principale della torre, segnandone la fusione di raccordo. Il suddetto edificio rettangolare, oltre a rappresentare l'elemento di simmetria del complesso, assume la funzione di reception e accettazione degli ospiti dell'albergo che intendono usufruire del servizi.

Tangente all'edificio corre un lungo portico che, come dorsale principale, si collega all'ingresso pubblico, situato in corrispondenza dei due padiglioni quadrati, opera di Valle.

Il complesso si articola in due elementi a L, sfalsati e modulari, che si affacciano sul mare con dei gradoni adibiti a piscine con solarium e spiaggia artificiale. Le partizioni interne vengono reinterpretate in virtù dell'inserimento di tutte quelle funzioni attinenti al centro termale, benessere e di cure di riabilitazione per atleti.

Anna Fabris