RELATORI: GIOVANNI LUGARESI E “GUARESCHI CREATORE DI PEPPONE E DON CAMILLO”

LA COERENZA E LA FEDE DI UN UOMO CAPACE DI CONTRIBUIRE  CON L'UMORISMO ALLA RICOSTRUZIONE DELLA CONVIVENZA NEL NOSTRO DOPOGUERRA .

20170228 LuganesiGiovanni Lugaresi, introdotto da Enrico Cottignoli, suo conterraneo, ci ha regalato una serata che per i meno giovani è stato un tuffo nei ricordi di un’Italia in ricostruzione, di trinaricciuti e clericali, di Candido e “contrordine compagni”, Di Peppone e don Camillo.

Quella di un uomo, nel senso più completo morto sessantenne, una vita breve ma quanto mai intensa però, a Cervia il 22 luglio del 1964. Un autore capace, descrivendo quella terra “tra il Po’ e l’Appennino dove succedono cose inimmaginabili” di farci sorridere e contemporaneamente 

incidere positivamente nella necessaria riscostruzione morale e riconciliazione del suo paese.

Per i più giovani è la scoperta di un autore che è stato qualcosa di più del noto umorista e che ha espresso concetti ancora oggi inducono alla riflessione per l’attualità indubbia in tante sue pagine e tanti suoi comportamenti da farci dire, "se abbiamo tempra di galantuomini, un termine in disuso, guarda questo quanto aveva ragione, quanto è vero quello che diceva, quello per cui si batteva". Un autore che si è battuto con tutta la forza della sua penna per le proprie idee evidenziando però anche valori comuni e buona fede anche agli avversari.

Lugaresi ci ha ricordato le sue note vignette, da quelle dedicate ad un'Italia da riscostruire del '48  e del "contrordine compagni a quella, degli ultimi suoi anni, che mostrava tre severe vecchie dignitose signore che venivano “cacciate dal Palazzo con foglio di via obbligatorio della Questura”. E queste tre vecchiette erano - come scriveva Guareschi - “la competenza la, dignità, l'onestà.

È entrato all’interno, come solo un profondo conoscitore e un amico può fare, dei suoi libri, pubblicati praticamente in tutte le lingue, e anche nella sofferenza per la prigione subita da Guareschi piuttosto di rinunciare ai suoi principi.

E andato indietro al tempo, molto meno ricordato, di un Guareschi ufficiale di artiglieria ad Alessandria che , fedele al giuramento al re, finisce nei lager nazisti, dove agli “Internati Militari Italiani” non viene riconosciuto lo stato di prigionieri di guerra l’applicazione convenzioni internazionali. Della forza morale, fede e volontà di sopravvivere che trasmette ai compagni di prigionia con lo strumento che conosce per sollevare il loro morale. Scrive. “signora Germania”, tu mi hai messo tra i reticolati e fai la guardia perché io non esca. È inutile signora Germania. Io non esco.” Ma “ Entra chi vuole. Entrano i miei affetti, entrano i miei ricordi. E questo è niente ancora, signora Germania,: perché anche il buon Dio e mi insegna tutte le cose proibite dai tuoi regolamenti.” Altri pezzi di un quadro: “io non muoio neanche se mi ammazzano!”

20170228 Guareschi01Liberato mette in poche parole la storia di milioni di italiani: “Dunque, io come milioni di italiani e milioni di persone come me, miglior di me, e peggiori di me mi trovai invischiato in questa guerra in qualità di italiano alleato dei tedeschi, all'inizio, e in qualità di italiano prigioniero tedeschi alla fine. Gli anglo-americani nel 1943 mi bombardarono la casa, nel 1945 mivennero a liberare dalla prigionia e mi regalarono del latte condensato e della minestra in scatola. Per quello che mi riguarda la storia è tutta qui".

"Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell' oceano in tempesta e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie ma vittorioso perché nonostante tutto e tutti io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno."

Luganesi non ci ha solo fatto conoscere meglio Guareschi, ci ha regalato una serata indimenticabile e sottilmente indotto a ricordare che la capacità di essere coerenti con i principi in cui crediamo è il nostro contributo affinchè si realizzino.

Un vivo suggerimento a chi non ha potuto ascoltarlo: Guareschi Fede e Libertà di Giovanni Lugaresi MUP Editore 2010.