RELATORI: IL CRIMINOLOGO DOTT. FRANCESCO MARINO

LA CRIMINOLOGIA INVESTIGATIVA NELL'ANALISI DEL CRIMINE

Martedi 18 aprile riunione "rotarisotto" con ospite il dott. Francesc Marino,criminologo. Durante l’incontro è stata brevemente illustrata la differenza tra criminologia e criminalistica. Rammentando gli insegnamenti del Professore Vincenzo Maria Mastronardi dell’Università di Roma “La Sapienza”, le differenze tra le due disciplina scientifiche si possono cosi sintetizzare:

-        La criminologia è la scienza che si occupa dello studio del reato in funzione dell’offender e della vittima. Include la devianza in generale, quindi il soggetto deviante, il fenomeno sociale, la prevenzione e la repressione del fenomeno stesso. Si occupa del reo e del mezzo utilizzato per commettere il crimine, e le reazioni sociali alle condotte delittuose. La Criminologia si è sviluppata utilizzando i metodi di ricerca delle altre scienze dell’uomo, specie della psicologia, della psichiatria, della sociologia e del diritto, ma anche dell’endocrinologia, dell’economia, della storia, della psicanalisi, della genetica, della scienza politica, con una varietà di approcci che dimostra come non esista una scienza dell’uomo che non possa fornire un contributo allo studio del crimine.

-        La Criminalistica può essere considerata quella particolare tecnica dell’investigazione criminale che studia il complesso dei mezzi, suggeriti dalle varie scienze, per l’accertamento del reato e la scoperta dell’autore. Le scienze di riferimento, possono essere rappresentati da: Balistica, Biologia, Chimica e Chimica tossicologica, Dattiloscopia, Diritto, Esplosivistica, Fisica, Fonica, Geologia, Grafologia, Informatica, Medicina legale, Residui da sparo, Statistica, Videofotografia e altre.

Poi, i convenuti sono stati veicolati con la mente sulla scena di un crimine accaduto in Puglia.

-        Il cadavere era stato rinvenuto all’interno di un locale adibito a deposito. La porta d’ingresso del locale era chiusa a chiave dall’interno. I soccorritori hanno trovato il corpo dell’uomo seduto su una sedia, con la parte interna del polso sinistro tagliata e con le mani nelle tasche della propria giacca. Il suo cadavere aveva la testa coperta da una busta di plastica perfettamente aderente al collo dell’uomo attraverso numerosi giri di nastro da imballaggio. All’esterno della busta era stato posto uno straccio che impediva completamente la vista del viso dell’uomo. Intorno al collo vi era una corda spezzata. La corda formava una sorta di cingolo intorno al collo. Sulla parte destra della vittima, la corda presentava un nodo e un’asta di legno fissata al nodo bloccata da una parte da un cavo di acciaio, che circondava il collo e aveva determinato un evidente solco cutaneo, stile garrota. Attraverso l’asta di legno era stato prodotto un meccanismo costrittivo a carico del collo e degli organi sottostanti. Ruotando l’asta, infatti, si sarebbe potuto esercitare progressivamente un’azione costrittiva volta a determinare asfissia meccanica acuta. Il successivo esame tossicologico rileverà presenza di cocaina nel corpo della vittima.

-        Un’analisi esplorativa dei vari elementi emersi durante l’investigazione ha condotto al rilevamento di tracce comportamentali collegabili alla personalità dell’offender. Lo straccio messo sul capo della vittima è compatibile con un atto di pietà. Quindi, quel gesto, potrebbe essere attribuito a soggetto conoscente della vittima. Il taglio del polso, la stretta del collo e la sistemazione delle mani in tasca sarebbero gesti da attribuire a soggetto deviato, privo di empatia e con spiccate abitudini delinquenziali. Considerata la posizione del taglio del polso, chi l’ha eseguita dovrebbe essere un mancino. Tale circostanza troverebbe conferma nell’asta utilizzata per il meccanismo asfissiante, rinvenuta sulla parte destra del collo della vittima. Sia il taglio sia l’azionamento dell’asta sono operazioni che potrebbe svolgere agevolmente un mancino posto frontalmente alla vittima, che verosimilmente non avrebbe opposto resistenza giacché frastornata dallo stupefacente. Per il caso di genere, al fine di ridurre la rosa dei possibili ricercati e massimizzare le risorse degli inquirenti, uno degli assassini dovrebbe essere ricercato tra le conoscenze della vittima mentre l’altro tra i mancini delinquenti abituali della zona e comunque collegabile all’amico della vittima.

Il Relatore

Cav. Dott. Francesco Marino