RELATORI: L'AVV: ENZO BARAZZA E UN PROGETTO POSSIBILE PER L'ECONOMIA ITALIANA

NONNI-NIPOTI: LA CINGHIA DI TRASMISSIONE CHE FARA’ RIPARTIRE L’ITALIA

Questo il titolo della relazione che il socio Enzo Barazza ha tenuto nella riunione di caminetto del 13 giugno.

Tutti sanno che l’Italia è gravata da un “macigno” costituito dalla montagna del debito pubblico, che ormai ha superato i 2.260 miliardi di euro (dato riferito a marzo 2017), contro un PIL che non ha ancora toccato i 1.700 miliardi di euro.

Per converso, sono pochi, sino ad ora, quelli che si sono resi conto che in Italia c’è anche un “iceberg”, che - diversamente dagli altri iceberg (presenti nel mondo) che si stanno sciogliendo - continua ad espandersi”.

Ha esordito così il relatore, che ha proseguito svelando subito l’arcano.

L’ “iceberg” italiano è dato dall’abnorme entità dei depositi di conto corrente degli italiani, che ammontano a più di 1.300 miliardi di euro e lievitano (pur in anni ancora difficili per l’economia del Paese) di circa 50 miliardi all’anno (40 provenienti dalle famiglie e 10 provenienti dalle imprese). Storicamente, i depositi bancari rientravano nella “liquidità”, come “flussi” di denaro destinati ad alimentare, attraverso l’erogazione del credito (“rubinetto”) da parte delle Banche, l’economia reale (imprese/famiglie).

Oggi questo “canale” bancario (di convogliamento della “liquidità”) non funziona più.

Le banche non hanno bisogno dei depositi della clientela, perché possono approvvigionarsi presso la Banca Centrale Europea allo 0% (o sull’interbancario a tassi irrisori); incontrano poi enormi difficoltà a erogare prestiti, dovendo rispettare i vincoli che derivano dai vari accordi di Basilea. I privati continuano ad accumulare depositi di conto corrente pur sapendo che il rendimento riconosciuto è nullo (o pressoché nullo). Lo fanno per molte ragioni: prudenza dovuta a poca fiducia nelle prospettive del sistema Paese; cautela dovuta alle tensioni internazionali … In parte significativa, però, l’accumulo sui conti dipende dall’avanzare dell’età. Con il pensionamento (over 65 anni) diminuisce drasticamente la propensione al consumo e, per converso, cresce quella al risparmio (perché … non si sa mai …).

Fatto sta che la “liquidità”, in Italia, si è trasformata in un “iceberg” che continua a dilatarsi (da acqua fluente a solido blocco di ghiaccio).

Serve tentare di sciogliere (almeno in parte) l’ “iceberg” e come si può fare?

  1. 1.La prima risposta è che serve.

Serve fare in modo che i depositi di conto corrente vadano a sostenere direttamente investimenti e consumi bypassando le banche.

È necessaria una solidarietà e una sinergia intergenerazionale (con uno slogan, serve una mano data dai “nonni” ai “nipoti”) che trasmetta risorse capitali (non erogazione di finanziamenti) dagli “anziani” ai “giovani”, che – nell’età tra i 25 e i 35 anni – costituiscono i nuovi “poveri” (cfr. Rapporto CENSIS 2016 e dossier Caritas 2016).

Bisogna che chi possiede risorse facilmente disponibili (come i depositi di c/c) ma non ne ha necessità (perché molto anziano), trasferisca una parte di quelle risorse a chi, in ambito familiare (giovani fino a 35 anni), ha molto “bisogno” (per avviare un’attività, acquisire casa, arredarla, mettere su famiglia …) ma non ha “mezzi”.

Solo la messa in campo (per di più gestita in ambito familiare intergenerazionale) delle risorse “private” può far ripartire il Paese: grazie agi investimenti e i consumi dei giovani.

È inutile continuare a illudersi: risorse “pubbliche” non ci sono e non ci saranno.

Quando talvolta si sente parlare di “tesoretti” di cui lo Stato disporrebbe, bisogna essere consapevoli che si tratta di “tesoretti” solo apparenti: quei tesoretti altro non sono che margini di flessibilità, negoziati con Bruxelles, margini che più volte hanno consentito all’Italia di poter fare più “deficit” (di bilancio) e quindi più “debito”. È però giunta l’ora di rispettare finalmente il vincolo di “equilibrio” di bilancio che deriva dal Trattato sul “fiscal compact” e dal novellato art. 81 Cost.; è ora di fermare la crescita del debito.

E questo si può fare (prioritariamente) mobilitando (su base volontaria) le risorse dei privati, prima che sia lo Stato ad appropriarsene (per poi gestirle male).

Basterebbe che dai “nonni” ai “nipoti” (da “chi ha” a chi “non ha”) venissero trasferiti 50 miliardi l’anno (pari alla crescita annua dei depositi di c/c) per generare una crescita del 3% del PIL (misura che costituirebbe record in ambito europeo).

Lo Stato incasserebbe sui “consumi” e sui “redditi” (che si produrrebbero) circa 22 miliardi di euro che, uniti a (realistici) 13 miliardi da dismissioni di beni pubblici, consentirebbero di “azzerare” il “deficit” di bilancio.

Ripetuta l’operazione per 10 anni, la crescita del PIL sarebbe pari al 33%; alla fine del decennio il rapporto debito pubblico/PIL (che oggi è del 134%) rientrerebbe nel limite del 100%. L’Italia da grande “malato” dell’Europa diventerebbe “medico”, in grado di dare prescrizioni e ricette agli altri Paesi.

  1. 2.Come si può fare? Questa è l’altra domanda cui rispondere.

Si può fare con un mix di “incentivi” e di “penalizzazioni”, una sorta di “bastone e carota”, per dirla con linguaggio brutale d’altri tempi.

Si tratta di “incentivare” donazioni (con vincolo di destinazione) da anziani (più di 75 anni) a giovani (fino a 35 anni): prevedendo modalità semplificate (bonifici bancari con causale dedicata); esenzioni fiscali; remunerazione (es. 1% annuo a favore del donante) sulle somme donate …

Al tempo stesso, si può pensare (ecco il potenziale “bastone”) ad un inasprimento dell’imposta di successione (riducendo le attuali “franchigie” ed innalzando le aliquote) come strumento di pressione per indurre gli anziani a trasferire in vita (parte dei) patrimoni, evitando così di “cristallizzarli”.

Si può anche ipotizzare un tributo “straordinario” applicabile sulla sola parte di giacenze complessive di conto (ferme da almeno tre anni) che ecceda un determinato limite (rapportato al reddito, o che comunque risulti superiore a un certo ammontare).

La generosità dei nonni e il dinamismo dei nipoti potrebbero realmente far ripartire, a spron battutto, l’Italia”.

Questa la conclusione di una relazione che ha stimolato un vivace dibattito.

 

Fonte immagini

1)http://finanzanostop.finanza.com/2016/03/09/la-ripresa-dell-italia-si-laumento-del-debito-pubblico/

2) Eurostat gennaio 2017