RELATORI: ANGELO FLORAMO E "L'OSTERIA DEI PASSI PERDUTI -STORIE ZINGARE DI STRADE E SAPORI"

UN LIBRO PER “DISTILLARE ALMENO IN PARTE LO STRAORDINARIO SENSO DEL VOLER STARE INSIEME GODENDO DI QUEL CHE SI HA.”

Angelo Floramo insegna Storia e Letteratura al Magrini Marchetti di Gemona ed è ancora convinto che malgrado tutto sia il mestiere più bello del mondo. Medievista per formazione, ha pubblicato molti saggi e articoli specialistici, collabora con diverse riviste nazionali ed estere; dal 2012 collabora con la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli in veste di consulente scientifico. Con Balkan Circus (Ediciclo-Bottega Errante 2013, due edizioni, finalista al premio “Albatros di Letteratura di viaggio”) e Guarneriana Segreta (Bottega Errante 2015, finalista al premio Latisana Nordest) ha sperimentato con gusto le vie della narrazione.

Dopo il successo di Balkan Circus e di Guarneriana Segreta,ci ha presentato il suo recente libro di storie ricche di viaggi, incontri, piatti e vini. Racconti pieni di umanità e solitudini, che si portano addosso l’odore della cucina, la meraviglia e lo stupore dell’incontro. Paesaggi, sapori, abbuffate, lacrime, sghignazzi e baci: qui tutto si mescola in un abbraccio che racchiude schegge di Friuli, Slovenia, Istria, Carinzia e Veneto. Si mangia e si beve smodatamente perché smodata e pazza è sempre la vita. Floramo accompagna il lettore dentro un nomadismo matto, autoironico, riflessivo che unisce memorie e geografie. La viandanza come unico modo di approcciarsi alla vita e al prossimo che si incontra lungo la strada. L’osteria come metafora della sosta, dell’incrocio con briganti, lingue e fantasmi dentro le locande di questo nord est intriso di zuppa e vino

“Un’osteria! L’insegna di legno, per quanto traballante sotto le dita della bora maligna, mi annuncia sbatacchiando trionfalmente sul vecchio muro di pietra che mi trovo davanti a una gostilna: Ostrouška Pelicon. Come a dire a casa. Salvo, tra gente amica. Perché è da sempre mio fratello chi trova conforto nel riflesso del vino, appresso a un focolare, in una notte d’inverno inclemente e crudele come questa. Una volta aperta la porta di legno il tepore è l’alito caldo che mi accoglie, abbracciandomi senza nemmeno chiedermi chi sono, da dove vengo e quale divinità maligna mi abbia sbattuto nei paraggi. È la democrazia dell’altopiano, antica di secoli.

Sono un errante. Un bandito forse. Un disperato di strada. O un esule. Peggio: un apolide, assassino e sghembo. Nella migliore delle ipotesi un amante folle d’amore. Un appestato, un reietto del mondo. Quanto basta per essere bene accetto in una notte così. Sento subito profumo di buono, di vapori speziati e odorosi conversari. Nell’ampia sala, fra la penombra dei tavoli di legno e i bagliori del focolare, non c’è nessuno. Ma è fortissima la sensazione che qualcuno debba arrivare da un momento all’altro, o che se ne sia appena andato.”

Una presentazione diventata dialogo e comunione nella quale ci ha dato molto di se, spinto anche dagli interventi del suo amico editore, Daniele Zongaro, e dei presenti riportandoci in un mondo di ricordi ed esperienze interne, sia allegre che malinconiche, dimenticate o soffocate dall’oggi.

Un libro nato nell’albeggiare in un’osteria dove gli chiedono perché non provi a mettere su carta le divagazioni, le erranti storie in qualche modo affrontate legato a tutto al mondo dell'Osteria?

Un mondo come lo conosciamo qui in Friuli, dove c’è una città, Udine, in cui le osterie erano grande centro di incontro di civiltà. Ci si incontrava, si giudicavano le persone, ci si metteva d'accordo sui matrimoni, si stringevano patti sociali. Grandi luoghi di passaggio, di vita, di arte e di poesia e cultura. Spesso rovesciata, spesso vista con gli occhi della zolla cioè della gente vera e quindi metterli insieme in una rete di peregrinazioni.

Perché non mettere insieme, se c'è, un ponte tra letteratura e osteria. Un tema, legato anche al gusto del buon cibo che ha fortemente sentito. Così sono nate queste storie di gente, di incontri, di paesaggi oltreché di piatti e – ovviamente - di vini. Il vino è sempre una buona scusa per assaggiare la cultura di un territorio attraverso inevitabilmente attraverso i sapori. I sapori di una cucina sono sempre il mezzo per trasformare una tavolozza di colori in quelli di un territorio.

Evento fondamentale era che l'ospite nel momento in cui condivide il cibo e il bere diventa tuo fratello perché quello che mangia quello che beve fa parte di tutti noi. Diventa momento di condivisione di intersezione da tutti noi questo rimane. Non occorre molto, anzi, il condividere il poco diventa alle volte quasi il tutto.

Il libro, ISBN: 9788899368067 - edizioni “La bottega Errante” Anno: 2017