MARIO MAZZA: LA COMUNICAZIONE, LA FIGURA POLITICA E LA RIVOLUZIONE PERMANENTE

LA COMUNICAZIONE È UNO STRUMENTO CHE CI HA CAMBIATO E SARÀ SEMPRE UNA COMPAGNA DI VITA MA NON DOBBIAMO CONSENTIRLE DI CONDIZIONARLA

Un interclub quello dei Rotary Club di Crodroipo - Villa Manin, Lignano Sabbiadoro Tagliamento e Aquileia - Cervignano - Palmanova con un oratore poliedrico e profondo conoscitore della realtà e della sua rappresentazione: Mario Mazza, giornalista, scrittore e già Direttotre della RAI.

Nelle sue parole e nelle immagini proiettate la sintesi della fine di un secolo e un caleidoscopio di ricordi, che sono la nostra storia.

Un secolo iniziato con la grande guerra e concluso con la caduta del muro di Berlino. Noi siamo figli di questo Novecento, secolo breve, con iniziato con il telegrafo e gli esperimenti telefonici di Marconi. Avvio di una rivoluzione permanente che ha cambiato il mondo e ci vede ormai incapaci di stare qualche ora senza comunicare.

I primi televisori nelle parrocchie. Lascia o Raddoppia il giovedì, per il quale i cinema chiudevano o facevano pagare il biglietto per vedere la trasmissione. Evoca qualche nome: Padre Mariano, Mike Bongiorno, il maestro Alberto Manzi, che letteralmente insegnava l'italiano agli adulti.

La riforma della Rai, nel 1975, e si triplica: RAI 1, 2 e 3. Ciascuna con un telegiornale e un suo preciso riferimento politico e culturale.

La decisione di un pretore che apre la strada alla libertà l'antenna. Radio prima e Tv private poi, senza vincoli e controlli. L’ingresso di un signore che compra alcune emittenti che erano sull'orlo del fallimento e, a differenza di altri che volevano fare un’altra RAI ma privata, vuol fare un’altra televisione. Nasce il successo della TV commerciale. Prima Mediaset e poi La7 altre ancora.

Generaliste, tematiche, a pagamento. Cambia il modo di seguire la televisione. Il palinsesto non viene più deciso dall'alto, lo decide l’utente. Con il primordiale telecomando, con “on demand” ora, in modo selettivo, contemporaneo. Di conseguenza cambia anche il modo di fare televisione.

Cambia anche ruolo la televisione il mutamento della complessivo della politica mondiale

Negli anni 30 Stalin in Russia, Hitler in Germania, Mussolini in Italia, Roosevelt negli Stati Uniti iniziano a parlare direttamente alle piazze. Una diretta contestualmente del messaggio del capo al suo popolo. Negli USA, più avanzati, il messaggio settimanale del Presidente raggiunge i radio ascoltatori. Forma che dà alle masse l’illusione di essere protagonista. Inizia la manipolazione di queste masse popolari coinvolte direttamente che con un unico messaggio sono più facilmente condizionabili, orientabili e governabili.

Il mondo in guerra e arriviamo al 1960.

Le immagini del dibattito televisivo fra J.F. Kennedy e Nixon. La padronanza del nuovo strumento del consente al politico un vantaggio che Nixon, nonostante la maggiore esperienza, non riuscirà più a colmare. In Italia avevamo le noiose tribune che puntavano, in pratica, ciascuna a rassicurare il proprio elettorato. Marzo ’94: Occhetto l'esperto di fronte all’imprenditore che conosce lo strumento per televisione.

La dimostrazione di come la comunicazione abbia cambiato il modo per fare politica. E continua a farlo. Nel confronto tra due candidati a qualsiasi livello prevale colui che sa come usare lo strumento chiamato televisione non il candidato razionale anche se sa illustrare meglio i propri argomenti.

La stessa Chiesa Cattolica ha aggiornato il modo di parlare ai fedeli. Un esame della comunicazione delle figure degli ultimi papi. Dalla voce di Papa Giovanni Paolo Sesto, al carisma di Papa Wojtyla. Poi, Papa Ratzinger e Papa Bergoglio.

Anche il terrorismo ha cambiato modalità. Dalle Brigate Rosse che condizionavano l avita di Aldo Moro alla pubblicazione o diffusione dei loro comunicati all’attentato alle Torri Gemelle. Una strage comunicata in diretta mondiale che ha cambiato la storia.

In conclusione una preoccupazione. La comunicazione continua a sviluppare nuovi strumenti. Non basta più evitare di lasciare i bambini da soli davanti al televisore. E anche gli adulti hanno un rischio crescente. Il fenomeno particolare di canali che trattano un unico argomento con il rischio di creare un mondo a se stante che fa perdere il contatto con la ben più ampia e realtà esistente.

Un lungo applauso di un uditorio che si augura che Mario Mazza onori presto la sua promessa di una nuova relazione su un aspetto importante dell’attuale comunicazione: i social media