RELATORI: IL PROF. ANTONIO MASSARUTTO E “L’ORO LIQUIDO DEL XXI SECOLO”

UNA DISAMINA SOTTO IL PROFILO ECONOMICO DELL’AUTORE DI "L’ACQUA"

il prof. Antonio Massarutto, laureato in Economia politica presso l'Università Bocconi nel 1990, attualmente docente di Economia pubblica presso l'Università di Udine e direttore di ricerca presso lo IEFE – Istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente dell'Università Bocconi di Milano.

La sua attività di ricerca ha come focus principali lo studio delle politiche ambientali e l'organizzazione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento al settore idrico e dei rifiuti.

Nel suo intervento ha premesso che, in quanto economista, il taglio dl suo intervento si sarebbe limitato agli aspetti economici. L’acqua è un tema infinito interdisciplinare ed ha scelto di trattarne in termini di politica della risorsa più che in termini di utilizzi industriali e servizi.

Già alle elementari si impara che l’acqua è un ciclo. Si usa, si deteriora ma è un ciclo che si rinnova continuamente. I ragionamenti che la riguardano sono quindi diversi dalle non rinnovabili anche se vi sono aspetti di non rinnovabilità (esempio contamina le falde) nell’ambito del ciclo annuo che segue le stagioni.

L’acqua esiste in una quantità enorme sulla terra. Di questa 35 milioni di miliardi di metri cubi acqua dolce con distribuzione differenziata. Conta disponibilità locale perché è pesante: 1mc è 1 tonnellata. Più è vicina meglio è. Il mare è una riserva immensa. Oggi la dissalazione costa 50 centesimi al metro cubo.

Vi è abbondanza di organizzazioni locali e difficoltà di passaggio a sistemi comuni da intendersi come condivisione della gestione non delle tubazioni. In scala nazionale, fermo che per ogni cosa esistono eccezioni, la regola generale è che l’acqua esiste in quantità sufficiente.

Il concetto di scarsità in economia è relativo e dipende molto dall’uso che si fa di un bene. Necessità e disponibilità si misurano in quantità mentre domanda offerta si misurano in margine ovvero quanto si è disposti a pagare per produrre o comprare un ulteriore quantitativo. L’uso civile dell’acqua è minimo. Dei 180 litri giornalieri per abitante il 25% finisce nel water, il 25% negli elettrodomestici.

Numerose immagini con grafici e tabelle illustrano il Water stress mondiale che però va riferito non ai deserti ma al mismatch tra domanda e offerta. Ferma la tendenza a disporre sempre della stessa quantità di acqua, i cambiamenti nella sua periodicità ne cambiano gli effetti. Da questo trarre previsioni a lungo termine è audace e difficile impresa.

Quello che invece è prevedibile e fa la differenza è l’evoluzione della domanda. Stiamo andando in stress idrico anche se usiamo meno acqua pro capite perché la nostra domanda è molto più rigida.

In passato la perdita di un raccolto per siccità era considerato possibile e naturale, oggi si irriga una più ampi gamma di colture (vino, grano, olivo, ecc. ) con diverse metodologie. L’ingresso in filiere con alto valore aggiunto rende necessario garantire la produzione e quindi la domanda d’acqua rigida. Ovvero la nostra economia ha difficoltà a rinunciarvi anche parzialmente.

Timori di un peggioramento per cambio climatico, per crescita della popolazione e dell’allargamento della domanda, dell’urbanesimo e degli standard
occidentali di 7 miliardi di persone rappresenta una sfida per paesi e continenti carenza d’acqua ma perché non dotati di servizi, strutture e reti per renderla disponibile. E anche i rischi della concentrazione delle precipitazioni quando non serve. È scarsità economica non fisica, che si misura in un rapporto esigenza disponibilità di 1 a mille.

La cassaforte d’acqua più grande del mondo è in Europa: le Alpi. L’Italia, che ha anche gli Apennini, è da sempre ricca d’acqua acqua accessibile a basso costo. Nella pianure padana l’irrigazione c’era già nel medioevo.

Che il mondo stia esaurendo l’acqua, guerreggi per questo, multinazionali cattive, bene comune e non privatizzabile sono una visione distorta del problema che distolgono dalla ricerca di soluzioni efficaci.

Uso e consumo non sono sinonimi perché l’acqua è riutilizzabile. Il problema è la difficoltà di suo trasporto. I nostri sistemi di gestione, tarati su disponibilità stabile, di fronte a domanda maggiore improvvisa vanno in sofferenza. Il problema vero sono le emergenze, una rete che perde pezzi perché cinquantennale, una depurazione del fognature che ci espone a sanzioni comunitarie, perdite che sono a diverse se ritorna in falda o finisce in mare.

I recenti problemi a Roma (Servita per 2/3 dall’Appennino e 1/3 dalla pianura con il Lago di Bracciano collegato per eventuali emergenze negli anni 60, nascono da un allargamento dell’area servita a causa dell’inquinamento delle reti o della convenienza economica dei comuni laziali ad una gestione centralizzata.

Di fronte a un’annata siccitosa marzo intuibile già a marzo non si sono decise le priorità tra i prelievi agricoli e il mantenimento della riserva.

La scelta è di nuovo è un tema economico e di compensazioni. Si può fare ma non ha senso economico, la cosa più semplice È NON FARE nulla. Infatti una simulazione condotta sui danni effettivi della siccità 2003 ha dimostrato che gli investimenti per aumentare la disponibilità di acqua nell’attuale periodicità degli anni di siccità non sono economicamente convenienti. Interventi strutturali possono trovare giustificazione solo se la frequenza cresce rispetto agli attuali 4/5. Attualmente è più conveniente un’assicurazione.

Quasi ovunque troviamo una certa dotazione alla quale ci siamo storicamente adattati, in Italia grande e dispendiosa e quindi non ha senso spendere di più per utilizzarla meglio. La siccità diviene una variabilità statistica. Incrementare la disponibilità ha un costo superiore a quello che la domanda è disposta a sostenere essendosi adattata alla situazione.

L’economia ha uno strumento semplice per razionare: i costi di produzione e il prezzo.

Le strategie possibili:
1 Investire per aumentare disponibilità (condotte, dissalatori, ecc.)
2 Investire per rendere più efficiente (fare di più con la stessa acqua: perdite, evaporazione, tecnologia irrigua, ecc.)
3 Costruire sistemi differenziati per chi è disposto a pagare di più affrontando il tema della pace sociale
4 Scegliere le priorità d’uso compensando adeguatamente chi non servito
È un problema economico/sociale trovare equilibrio tra esigenze diverse altrettanto meritevoli.

Dobbiamo garantire che i servizi eco-sistemici legati all’acqua si rinnovino nel tempo, a tutti un accesso sufficiente a un prezzo che non comporti esclusioni sociali. Tutto si può fare ma occorrono risorse economiche. L’acqua richiede un’organizzazione imprenditoriale costosa che regge solo se si garantisco l’equilibrio finanziario e risorse allocate in modo efficiente in base a obiettivi.

Una lunga relazione conclusa da un applauso generale. 

Approfondimenti  “L’acqua”://www.mulino.it/isbn/9788815258199).