UN ROMANZO O LA SCOPERTA DI IPOTESI SCONOSCIUTE SU DANTE ALIGHIERI?

L’ANNUNCIO DELLA PROSSIMA USCITA DI UN LIBRO DI ENRICO COTTIGNOLI, SVILUPPATO SULLA BASE DI INTERESSANTI RICERCHE

Enrico Cottignoli, noto per la sua passione per la letteratura italiana ha presentato in anteprima aspetti del libro che sta per dare alle stampe.

Dante e Margherita. Una vicenda storica riportata alla luce dopo il rinvenimento di un vecchio libro di Hans Strobl, scrittore austriaco di fine ottocento, primi del novecento, quando riuscì' a realizzare, sull'argomento, un film muto "the women house of Brescia".

Girando fra le bancarelle di un borgo inserito nello stupendo scenario delle colline veronesi gli è caduto l'occhio su un foglio un po’ sgualcito che portava in bella evidenza una data: 1311.

Dalle parti di Gargagnago, in prossimità della villa di Dante Alighieri, da lui abitata e acquistata poi dal figlio Pietro dai Signori Della Scala e poi, per sempre proprietà, degli Alighieri oggi Serego-Alighieri. Una data del genere, racconta, non sfugge all'occhio di sia pur modesto cultore, quale egli si ritiene, della vita e dell'opera del Sommo Poeta d'Italia. Infatti il giornale riportava la notizia del libro di Strobl e degli avvenimenti di quel periodo, protagonisti Re Arrigo VII, i guelfi e i ghibellini e le atroci lotte per il potere, la Chiesa, Tebaldo Brusato l'eroe di Brescia e poi la dolce ma villipesa Regina Margherita di Brabante e Dante.

Una storia che nasce in Sant’Ambrogio , in Milano, nel Natale del 1310. Il Re Arrigo, la Regina Margherita con la Corte ed il loro esercito hanno preso possesso della Città. Deferenti principi italiani vedono in questo quarantenne Sovrano, la persona illuminata che porterà pace nel "Giardino dell'Impero".

Il giorno dell'Epifania del 1311, il Re e la Regina di Germania diventano anche Sovrani d'Italia cingendo la Corona ferrea. Ultimo passo verso Roma quando nel previsto mese di giugno avrebbe indossato la Corona Imperiale divenendo il Signore del Sacro Romano Impero. In Sant'Ambrogio, Dante, verrà presentato al Re e alla Regina. Di quest'ultima resterà profondamente colpito.

La storia prenderà strade impervie, il Re saggio, moderato incline alla moderazione sarà costretto a ben altre scelte. Della scritta "in nomine regis pacifici" che campeggiava sugli stendardi reali non rimarranno che cumuli di macerie delle Città di Lodi , Crema, Cremona ed infine anche l'indomita Brescia. Per non parlare della scia di morti, a migliaia, con nefandi episodi di violenza! A nulla valsero le preghiere di Margherita al Re affinché alla popolazione civile fossero risparmiate violenze ed angherie di ogni genere, che cessassero anche episodi di efferata violenza quale la sorte che toccò a Tebaldo Brusato, che venne torturato, squartato ed i suoi miseri resti esposti.

Anche Dante che aveva riposto in questo Sovrano la speranza di un risorgimento ne fu profondamente deluso. Le sue lettere a Margherita, pur scritte per conto di Gherardesca di Battifolle, non sortirono effetto alcuno. Quel 1311 nato nel segno della speranza si spengeva nel buio più pesto. La peste trovò campo facile fra tutti quei cadaveri di uomini e animali insepolti mentre la spada continuava a mietere senza pietà la vita di tanti esseri umani.

Dopo la morte di Brusato, i bresciani furiosi per la ferocia con cui era stato ucciso, compirono un colpo di mano nel campo protetto di Re Enrico VII. La fortuna fu dalla loro, fecero prigioniere la Regina ed una sua ancella. Il loro destino fu il lupanare!! La cosa fu leggermente migliorata quando si decise che solo i nobili avrebbero potuto beneficiare delle grazie delle due donne, ma in sostanza la feroce offesa al Re rimaneva in tutta la sua empietà. La Regina Margherita aveva all'epoca dei fatti quarant'anni, era molto bella, gentile e colta. Recitava i versi i Dante con il quale, si era accompagnata, specie in quel periodo padovano, fra chiostri eleganti, disegni giotteschi ed eleganti giardini verdi e colorati con fiori di svariati colori. Ora la Regina era prigioniera, in quel tugurio e lui, Dante, qui a pensarla guardando alla luna e alle stelle che illuminavano la silente pianura veronese.

Attorno al 20 di agosto di quell'anno senza fine i Capi della Città di Brescia decisero la liberazione della Regina e della sua ancella Barbara. Furono vestite in pompa magna come se nulla avessero subito ed affidate alle Guardie del Signore di Verona, Cangrande. Margherita appariva pallida, si reggeva a malapena i primi sintomi del male già l'attanagliavano.

Andò a Sirmione per vedere se quell'aria salubre e lontana dai nefasti di una Corte che non era più la sua. Dante la raggiunse, parlava con lei della sua poesia e disertava di filosofia e di arti, probabilmente gli leggeva brani della sua Commedia che man mano andava componendo.......... Cosa accadde fra loro? Questa Regina dolce, amata, persino in odore di santità, poteva o può aver ceduto all'amore terreno? Allo storico, al cronista sfugge la conclusione, che forse non interessa nemmeno.

Rimangono i versi del Poeta:  

AMOR, CH'AL COR GENTILE RATTO S'APPRENDE          

PRESE COSTUI DELLA BELLA PERSONA      

CHE MI FU TOLTA; E'L MODO ANCOR M'OFFENDE 

AMOR, CH'A NULLA AMATO AMOR PERDONA,

MI PRESE DEL COSTUI PIACER SI FORTE,

CHE COME VEDI ANCOR NON M' ABBANDONA (inferno canto v 100.105)

La Regina Margherita morì di peste era il 14 dicembre 1311 a Genova e ivi fu sepolta.

Dante informato da Cangrande accorse al suo capezzale.

I medici lo allontanarono, Margherita era spirata.

Racconto che prende, apertura di una discussione intrigante sul grande poeta che rappresenta tutt’oggi la nostra lingua. Aspettiamo adesso di poter leggere presto il libro.

Nell’immagine, la parte di scultura in marmo di Giovanni Pisano, parte salvata del monumento funebre.