RELATORI: LA DOTT.SSA ANGELA SCIBETTA E “LA DEMENZA, NUOVE IPOTESI SULLA SUA ORIGINE”

LA RICERCA DELLA POSSIBILITÀ DI VERIFICARE SCIENTIFICAMENTE UN NUOVA TESI CHE NE ATTRIBUISCE LA CAUSA PRIMARIA AD UN PROCESSO BIOCHIMICO

Il presidente Cottignoli ha presentato la dott.ssa Scibetta, medico di base da una ventina d’anni a Latisana e Ronchis, autrice di varie pubblicazione, Medaglia d’Oro al valor civile per il suo intervento nell’ambito della catastrofica tromba che ha colpito Bibione anni fa, che è impegnata in una precisa battaglia per realizzare uno studio sul cervello umano che potrebbe aprire nuovi scenari nella cura di patologie diffuse e si scontra con le difficoltà dei ricercatori per poter reperire il materiale da studiare.

La dott.ssa Scibetti parte dal suo interesse per la ricerca, iniziato nell’ambito del sonno e dell’ipnosi. Poi, in seguito alla malattia che ha colpito un suo familiare, ha cominciato ad occuparsi specificatamente del tema.

La demenza non vista come una malattia ma come una sintomatologia in quanto può venir determinata da vari aspetti. Illustra vari esempi tra i quali le punture di Zecca che, se colpiscono il cervello, producono lo stesso effetto.

Questo rende difficile analizzare le cause dei singoli casi. Proseguendo ha iniziato a porsi le domande basilari. Ha allargato le sue analisi e dedicato attenzione ai casi incontrati chiedendosi le differenze tra demenza e le altre patologie cercando la risposta negli aspetti cognitivi dell’elaborazione del pensiero.

Anche una domanda semplice richiede per la risposta un processo mentale che deve recuperare e collegare informazioni. La fase iniziale comporta difficoltà a farlo che aumentano progressivamente fino a determinare la perdita della cognizione del luogo e del tempo.

La prima differenza tra chi ha problemi mentali sta nel fatto che quello che ha la demenza non sa dove si trova, non ha più la capacità di scegliere, segue quello che gli altri gli dicono. Invece chi ha problemi mentali sa quello che vuole e cerca di farlo o di ottenerlo. Nella demenza una delle prime capacità che si perdono è quella di sapere dove ci si trova e quindi di uscire. Gli stadi successivi peggiorano drammaticamente la situazione.

L’osservazione e lo studio del tema sotto l’aspetto dei processi mentali l’hanno portata ad elaborare una tesi completamente nuova. Una tesi che si basa sulla ricerca delle componenti primarie della vita. Una tesi che non contraddice i numerosi e consolidati studi scientifici. In un certo senso li completa. Nei convegni dove la ha presentata è stata accolta con applausi e poche domande a causa della sua novità.

L’essenza della tesi è l’individuazione in uno scambio biochimico quale causa del blocco dei processi interattivi di cellule neuronali. Si tratta di nuovo modo di esaminare l’interazione tra l’acido carbonico e il calcio che si trova nella membrana delle cellule.

In termini semplicisti si può riassumere come segue. Lo spazio tra neuroni è riempito da acqua ad una temperatura di 36,5 gradi circa con PH. di circa 7,4.Il neurone trasforma l’ossigeno in energia necessaria per creare impulsi che collegandosi ad altri neutroni producono i flussi del pensiero/i. Il processo produce anidride carbonica che viene catturata e portata ai polmoni per il ciclo respiratorio. Se questo scambio è veloce si forma anche dell’acido carbonico. L'acido carbonico è un gas che ha la capacità di stare nell'acqua e in questo spazio di acqua tra neuroni questo gas può avere come unica attrazione il calcio. Il calcio lo si trova nella membrana del neurone che si apre quando deve ripartire l'impulso. Se c'è l'attrazione la prima cosa che succede i due elementi producono carbonato di calcio che nel tempo può bloccare il gli impulsi tra i neuroni.

La tesi si sintetizza del suo titolo: Demenza calcarea.

Obiettivo della relatrice è riuscire ad effettuare la ricerca necessaria per verificare scientificamente la sua tesi. La prima ricerca prevista è l’analisi di un determinato numero di tessuti con l’ausilio di microscopia di altissima potenza come quella disponibile con gli strumenti del centro del CNR di Trieste. La dimostrazione della presenza di carbonato di calcio nei tessuti costituirebbe il primo passo per l’avvio di ulteriore ricerca che affronterebbe anche le possibilità di medicinali finalizzati.

Ribadisce la validità degli studi e delle terapie esistenti che non sono in contrasto con la sua teoria che intende semplicemente andare alla ricerca di un punto che hanno in comune.

Sembra una cosa semplice ma sinora l’avvio dello studio, nonostante l’interesse ottenuto nelle presentazioni a convegni e colleghi, non è stato possibile. Le norme burocratiche per avviare una ricerca sono una barriera incredibilmente complicata.

La relatrice ha risposto dettagliatamente alle numerose domande con esempi approfondendo le differenze con l’Alzheimer, gli aspetti preventivi, i processi biochimici e una serie di ulteriori notizie sui processi biochimici cellulari.

L’incontro si è concluso con l’invito della signora Maria Zuppichin, Presidente dell’Associazione della Alzheimer di Latisana a esporre la tesi nella prossima riunione dell’associazione provinciale a Udine.