RELATORI: IL DOTT. SALVATORE BENIGNO E L’ING. MASSIMO BATTISTON E “IL CONSORZIO ACQUEDOTTO FRIULI CENTRALE

GARANTIRE ANCHE IN FUTURO A TUTTI QUESTO BENE PRIMARIO RICHIEDE PIANIFICAZIONE ED INVESTIMENTI CONSAPEVOLI E CONDIVISI

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Una tema importante e vitale alla cui complessità non pensiamo con due relatori in una serata presentati dal  Presidente Enrico Cottignoli. Il primo, il dott. Salvatore Benigno, a noi già noto nella sua precedente funzione di Sindaco di Latisana ma non ancora in quella di esperto di economia e di neo Presidente del CAFC. Il secondo, l’ing. Massimo Battiston, Direttore generale dello stesso CAFC, laurea in ingegneria idraulica, studi a Milano, consulente di molte regioni italiane oltre che del Ministero dell’ambiente e con collaborazioni con l’Università di Udine e Trieste.

Non è frequente che già una relazione che supera i tempi rotariani mantenga la piena attenzione dell’uditorio. Questa volta è stata piena per l'interesse destato da entrambe.

Riassumerle è un’impresa altrettanto difficile che cerchiamo fare partendo dalle conclusioni del dott. Benigno per poi riassumere la sua relazione.

Il futuro ci prospetta gradi sfide idriche in quanto le previsioni indicano un enorme restringimento delle falde a causa dei cambiamenti climatici. Aggiungiamoci la necessità di assicurare ridondanza idrica ove le conseguenze di una rottura potrebbero avere conseguenze catastrofiche.

20180327 BenignoIl CAFC affronta questa sua responsabilità grazie alla collaborazione instaurata con i suoi soci, tutti enti pubblici, e con tutti gli organismi interessati e al fatto che la sua efficienza produce utili che vengono interamente - aspetto fondamentale -destinati agli investimenti con l’obiettivo di farne per almeno 20 milioni di Euro annuali.

La società ha ridotto recentemente da 17 a 10 milioni di euro il debito bancario e ha una posizione finanziaria netta tra il 10 e il 15% del patrimonio netto. Il che significa grande solidità e c'è stata l’apertura alla cosiddetta finanza strutturata che significa istituti tipo Cassa Depositi e Prestiti e Banca Europea degli Investimenti.

Sente l'importanza dell’aspetto ambientale della qualità dell'acqua per vivibilità. La sfida finale che l'attende sarà quella dei modelli gestione: monoutility o diventerenno multiutility ?. È una riflessione determinante e determinata dalle dinamiche industriali in corso.

Noi diamo tutti per scontato che quando apriamo il rubinetto arrivi acqua potabile ma ignoriamo, dal punto di vista industriale la complessità delle attività che comporta.

È l’inizio di una relazione di tale interesse che meriterebbe di essere trascritta per intero ma dobbiamo limitarci a sintetizzare alcuni punti quasi per titoli.

20180327 BattistonNel 1931 un gruppo di comuni del Medio Friuli si unisce per risolvere il problema del rifornimento idrico. Nasce così il Consorzio Per L’acquedotto Del Friuli Centrale, trasformato nel 2001 in S.p.A. con il nome di CAFC. Oggi gestisce il servizio idrico integrato, nei tre segmenti acquedotto, fognatura e depurazione, di 121 su 133 Comuni della Provincia di Udine. È un servizio pubblico locale.

CAFC è una Public Company che opera in un “mercato regolato”. Il suo “regolatore” locale, Ente di Governo dell’Ambito, è l’AUSIR (Autorità Unica per i Servizi Idrici e i Rifiuti) mentre a livello nazionale è l’Autorità di Regolazione per l’Energia, Reti e Ambiente (ARERA). I suoi soci sono possono essere solo Enti Locali, attualmente 121 Comuni, 3 UTI e la Provincia di Udine. L’azionariato è diffuso: le quote sono proporzionate agli abitanti e La quota più grande è quella del 3,32% posseduta dal Comune di Udine. Gli Enti locali soci esercitano sulla società un “controllo analogo” a quello esercitato sui propri uffici.

CAFC S.p.A. opera con il modello di gestione “in house providing” ed esclusivamente nel territorio dei soci dove sviluppa la parte preponderante del suo volume d’affari nel Servizio Idrico Integrato (SII) con una percentuale superiore all’80% dei ricavi totali.

Il SII è un Servizio Pubblico Locale, ovvero servizi che hanno per oggetto la produzione di beni e attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali. Opera su un “mercato regolato”. Oggetto della regolazione sono: le tariffe applicate ai cittadini e alle imprese, la garanzia parità di accesso al servizio, livelli minimi di qualità del servizio. È un servizio “capital intensive”. È soggetto al controllo dell’Autorità sanitaria per il segmento “acquedotto” (igiene pubblica) e dei settori Ambiente (Regione, ARPA, Comuni) per i segmenti “fognatura e depurazione” (tutela ambientale).

La sua crescita recente ha visto la fusione per incorporazione del Consorzio Depurazione Laguna nel 2010, di Friulenergie del Ramo Idrico Città di Udine nel 2014 e di Carnia Acque nel 2017. Il territorio di competenza è di 4.600 km2 con 200.000 utenze. La rete idrica è di ca. 6.000 km. I servizi partono dalla captazione e proseguono con la potabilizzazione, l’adduzione, la distribuzione, le misure, nuove reti, manutenzioni ordinarie e straordinarie. A ciò si aggiungono quelli relativi alle fognature, lunghezza di ca. 4.000 km che comportano la gestione di reti e impianti, misure, manutenzioni autorizzazioni alle immissioni e degli scarichi industriali con relative verifiche, calcoli delle tariffe. Diverse dall’antecedente tassa locale in quanto deve comprendere anche gli irrinunciabili investimenti. Vi è poi la depurazione con la gestione di ca. 470 impianti, inclusa la gestione delle analisi degli scarichi e dei rapporti con gli enti preposti al controllo; relative manutenzioni, analisi chimico-fisiche di processo necessarie per la conduzione dell’impianto,.pianificazione di attività di ottimizzazione dei processi, incluse modifiche impiantistiche.

20180327 Battiston2Tra le società del settore si colloca tra le grandi e gli investimenti sono annuali sono praticamente raddoppiati in soli nove anni passando dai 6,925 milioni di € del 2009 ai 13,727 del 2017 con una sostanziale riduzione del debito e una triplicazione degli utili. Utili che non vengono, aspetto fondamentale, distribuiti ma utilizzati per gli investimenti. Una società sana che investe per garantire anche la distribuzione di un bene indispensabile senza trascurarne gli aspetti sociali.

Una società che ha un’agenda definita finalizzata al finanziamento degli investimenti (operazione di finanza strutturata in collaborazione tra gestori e Regione), una collaborazione operativa tra gestori “in house”,  l’avvio dell’attività AUSIR, la creazione di articolazione tariffarie agevolate per alcune categorie sociali, tipologie contrattuali e per alcuni territori (AUSIR), la ricerca di consenso sociale sul SII in alcune aree della Regione e futuri “modelli di gestione” dei Servizi Pubblici Locali.

Questa semplice illustrazione per titoli evidenzia chiaramente la complessità che sta dietro il flusso d’acqua che scorre dal nostro rubinetto.

L’ing. Battiston ha trattato rapidamente la storia dell’acquedotto della Bassa Friulana con numerose foto d’epoca.

A sud della Stradalta, l’acqua è sempre stata abbondante, ma negli anni ’50 iniziarono a esserci problemi di potabilità. L’ingegner Attilio Cudugnello del Consorzio Acquedotto Friuli Centrale (CAFC) redasse un progetto di acquedotto per il Basso Friuli (approvato nel 1958), con attingimento a Biauzzo, presso Camino al Tagliamento (dove a individuare la falda fu il sacerdote rabdomante Ettore Valoppi).A Biauzzo sorse una potente centrale di pompaggio e di sollevamento per l’equilibrio piezometrico della distribuzione dell’acqua, attraverso una rete che da qui avrebbe raggiunto Lignano Sabbiadoro. Il serbatoio di Biauzzo venne dotato, caso unico, di due vasche pensili. Quella superiore eroga acqua a gravità alla zona di Codroipo, mentre dalla vasca inferiore, più capiente, parte l’acqua destinata a Lignano, passando attraverso le due condotte che affiancano la strada che da Latisana va a Lignano. Il dislivello che garantisce lo scorrere dell’acqua fra Biauzzo e Lignano è di circa 15 metri.Particolare del progetto del serbatoio di Biauzzo dell’ingegner Attilio Cudugnello del CAFC, 1962-63La prima tratta della condotta da Biauzzo a Latisana fu realizzata a metà anni ’60 dalla ditta CESIA per l’Impresa Eternit – filiale di Padova.

20180327 AcquedottoA Crosere (nel comune di Latisana) nel 1966-67 venne realizzata una centrale, su progetto dell’ing. Lino Ardizzoni per l’impresa Primo Mazzanti di Argenta (Ferrara).

Fino agli anni ‘60, Lignano era rifornita da 3 piccoli acquedotti, uno (di Sabbiadoro) gestito dall’Azienda autonoma di soggiorno e poi dal Comune, un altro costruito e gestito dall’Azienda di Lignano Pineta per quella zona e un terzo a Lignano Riviera. Il serbatoio di Via del Bosco a Lignano, progettato dall’ingegner Domenico Pievatolo. Opere murarie dell’Impresa Garbarino Sciaccalunga di Bologna, pozzo artesiano di 200 metri della ditta Fratelli Benedetti di Palazzolo dello Stella. L’acquedotto fu portato a termine nel 1938.

Nel 1969, cessato il rapporto di Latisana con la Società Veneta Acquedotti, il CAFC assunse il servizio idropotabile della zona. Tappa successiva dell’estensione dell’acquedotto di Lignano Sabbiadoro. La neonata Regione Friuli Venezia Giulia (1963) si occupò della tratta Latisana – Lignano. La posa della condotta verso Lignano fu affidata all’impresa Italvia di Luigi Zanon, di Tricesimo (1967).

Nel 1968 l’acqua del nuovo acquedotto CAFC con attingimento a Biauzzo arrivò a Lignano, dove erano stati realizzati due serbatoi, uno alla centrale di Pineta e uno a Sabbiadoro. Il 9 agosto 1969 si tenne una modesta cerimonia pubblica d’inaugurazione. Condotta dell’acquedotto verso Lignano, fine anni ‘60Maggio 1978. Lavori dell’Impresa Frattolin di Latisana per il potenziamento della centrale di Lignano Pineta.

Numerose domande tra le quali quelal delle esondazioni durante eventi piovosi. Una sfida attuale per Lignano data l’incompatibilità tra reti di deflusso delle acque lagate a progettazioni che prevedevano eventi piovosi eccezionali decennali mentre attualmente tendono all’annualità. E qui ritorna la necessità di investimenti e di coordinamento per far funzionare al meglio l’esigenza di pulizia delle condotte (e la collocazione della sabbia contenuta che ne riduce la portata) o di loro maggiore dimensionamento con la portata delle pompe della bonifica dato che le condotte sono sotto il livello del mare.

Segnalato anche  l’interessante “Studio conoscitivo dei cambiamenti climatici e di alcuni loro impatti in Friuli Venezia Giulia”, pubblicato da OSMAER-ARPA scaricabile all’indirizzo QUI