RELATORI: IL VICE GOVERNATORE DELLA REGIONE FVG RICCARDO RICCARDI

Una nuova sfida: ridurre la distanza tra chi vive e chi sopravvive

20190224Riccardi20190224 Riccardi12Noi viviamo in  una Regione a statuto speciale la quale ha negoziato negli anni un meccanismo di compartecipazione delle risorse necessarie a coprire la spesa della salute. Noi quindi non facciamo parte del fondo sanitario nazionale, ossia quel fondo in cui tutte le regioni a statuto ordinario captano le risorse necessarie alla copertura della spesa salute a seconda di precisi parametri imposti dallo Stato. Detti parametri sono imposti anche alla Regione Friuli VG, che non ha quindi una competenza primaria in merito e non percepisce i suoi fondi sanitari con un sistema diverso dalle altre regioni. La Regione FVG incassa dallo Stato, per il comparto salute, risorse pari alle altre regioni calcolate in quota di decimi dei contributi erariali versati; la gestione invece è attuata liberamente all’interno del proprio sistema salute.

Il valore complessivo del sistema sanitario nazionale si attesta su 115-116 miliardi di euro il quale finanzia il sistema sanitario delle singole regioni. Abbiamo quindi 20 sistemi sanitari regionali + 2 provincie autonome.

Il FVG nell’ultima legge di stabilità, su una disponibilità finanziaria di circa 5 miliardi, destina al sistema della salute tre di questi cinque miliardi. Da questo dato emerge un grande problema: rischiamo di trasformare la regione in una grande azienda sanitaria. Il sistema della salute non significa solo sanità, perché la sanità è un sottoinsieme del sistema salute.

Le risorse disponibili per il sistema salute (sanità più sociale) non possono essere immaginate in aumento. Siamo quindi di fronte a una stagione nella quale, se non s’interviene in modo fermo al punto tale da sembrare impopolare, potremmo mettere a rischio il sistema salute per tutti e a tutte le condizioni perché le risorse messe a disposizione non possono continuare ad aumentare. Negli ultimi quattro anni il servizio sanitario regionale è aumentato del 10% di spesa corrente (200 milioni di euro all’anno): e ciò è dovuto all’aumento del costo dei farmaci, dell’adeguamento dei contratti di lavoro, all’acquisizione di nuove attrezzature o servizi correnti.

Il primo tema al quale un amministratore si trova di fronte è quindi come garantire il servizio della salute al cittadino, qualunque sia l’età o il suo reddito o la sua dislocazione geografica.

Alcuni punti d’attenzione doverosi:

1.      Immaginare che il sistema salute, così come oggi è organizzato, possa continuare ad avere l’aumento della spesa corrente senza adeguate contromisure ci porterebbe inevitabilmente a non poter garantire ai cittadini lo stesso grado di servizio.

2.      Abbiamo di fronte una società che è sempre più diversa. Solo in questa regione abbiamo il 26% delle persone che hanno superato i 65 anni, età nella quale ogni individuo ha almeno una o due patologie croniche.  Il problema è nel organizzare un sistema salute sia in grado di affrontare i temi complessi e urgenti della società, ma soprattutto sia in grado di supportare le necessità di tutti i cittadini che non si risolvono nei punti ove mancano le strutture sanitarie complesse.

3.      Abbiamo un sistema che perde in attrattività, anche se il servizio sanitario regionale continua ad avere un saldo attivo tra le persone che vengono a curarsi nella nostra regione e le persone che invece vanno a curarsi altrove. Questa forbice però si sta riducendo.

4.      La disponibilità di medici oggi inferiore rispetto al passato, l’invecchiamento che si alza, la cronicità che è un fatto strutturale della società, infine un’organizzazione che ha una sua impostazione molto ospedalicentrica con ospedali diversi tra di loro e una rete territoriale abbastanza disordinata con un ritardo nel sistema tecnologico che consente di far correre i dati al posto delle persone.

Il sistema sanità presenta oggi un’organizzazione con otto punti di governo. Sarà pertanto necessario uniformare tutti i punti di governo ad un’unica modalità gestionale; ad esempio ci sono otto aziende che governano la stessa norma in modo diverso (es. gestione della privacy). Nasce quindi la scelta di dividere le competenze tra la struttura istituzionale e la singola azienda sanitaria in modo di attribuire alla prima tutte le competenze derivanti dalla normativa di Stato trasversali lasciando la modalità gestionale ad ogni singola unità.

Serve inoltre fare un po’ d’ordine all’interno di ogni singola azienda lasciando che dentro la stessa azienda ci siano sia gli ospedali minori che gli ospedali cosidetti di …. (IAB, GAB, LAB?) e che abbiano una coerenza territoriale in quanto la gente va a cercare la cura nei luoghi più consoni alle proprie abitudini di vita. Quindi, salvaguardando i due istituti di ricerca esistenti, ricondurre le aree di competenza ai territori un tempo delimitati delle vecchie provincie: Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste insieme.

Di fronte a una società che invecchia ci sono tre scale di risposta ai problemi sanitari:

1.      il luogo di cura ad alta specializzazione ove risolvere i problemi di salute complicatissimi e ove trovare le adeguate competenze professionali, unitamente a tutti gli investimenti tecnologici adeguati;

2.      i luoghi ove organizzare tutte le attività programmate che soltanto in parte possono stare all’interno dei luoghi di cura ad alta specializzazione; si tratta degli ospedali di rete ove l’utente può trovare una risposta adeguata a problematiche minori;

3.      il grande tema territoriale ove si apre la grande sfida dell’integrazione socio-sanitaria, ossia quei percorsi d’assistenza che non possono essere garantiti dal sistema ospedaliero. Nelle prestazioni continuative oggi operiamo con due tipi di risposte: l’RSA e le case di riposo. La grande sfida oggi sta nel reperire risorse dal sistema ospedaliero per investirle in questa grande area, implementando i servizi domiciliari.

Il sistema sanitario del FVG ha 20'000 dipendenti: 8'000 sono infermieri, 3'000 medici, 9'000 (?). Se il sistema organizzativo è lasciato così appesantito non riuscirà a dare quelle risposte che la società si attende e soprattutto non sarà in grado di essere compatibile con le risorse disponibili.

Il grande problema oggi consiste nel rendere compatibile l’ammodernamento organizzativo sanitario con il problema del consenso, in quanto si trova a scontrarsi con aspetti populistici che fanno grande presa sulla pubblica opinione.

Il sistema sanitario del FVG è prettamente pubblico, con solo il 3,8% di prestazione privata. Il Veneto, che è il miglior sistema sanitario del paese, e la Lombardia, che è il secondo miglior sistema nazionale, sono rispettivamente al 15% e al 30%. La forte incidenza pubblica del nostro sistema, rispetto al più flessibile costo privatistico, rappresenta un problema che deve essere assolutamente affrontato.

Dentro gli ospedali il sistema sanitario è in grado di dare tutte le risposte ai problemi di patologia complessa. Il problema è fuori dagli ospedali, per le patologie croniche legate alla vecchiaia e non solo, per gli utenti che un  tempo erano gestiti in strutture pubbliche (ospedali e case di riposo) che oggi sono divenuti insufficienti e che necessitano di altri sistemi d’assistenza. E’ quindi una rivoluzione culturale che interessa il pubblico, il privato, il volontariato e le famiglie: rappresenta la grande sfida degli anni a venire.

Che ci voglia un a struttura ospedaliera capace di dare una risposta a tutto è un concetto oggi sbagliato. La struttura ospedaliera si deve trasformare, deve garantire delle aree omogenee, deve dare quelle prestazioni di base che il cittadino deve avere mutuate anche, ove non ci sono strutture ospedaliere, in strutture distrettuali molto forti. La sanità oggi è composta da numeri; i numeri determinano la presenza e la specialità di determinati punti e la qualità conseguente delle prestazioni in grado di determinarne i flussi.

Oggi il grande tema è, al di la della patologia complessa, è risolvere e ridurre la distanza tra chi vive e chi sopravvive. E’ una sfida culturale ed epocale. La pianificazione in atto cercherà di dare una risposta a queste cose. Il sistema sanitario nazionale, così come il nostro, è stanco e basato su regole vecchie che necessitano di rinnovamento. Nell’affrontare questo problema non bisogna commettere l’errore commesso in passato di trascurare il consenso. Bisogna spiegare alla gente che il problema sanitario non si risolve nel migliore dei modi nella struttura sotto casa, ma presso i centri specializzati in grado di svolgere l’attività con competenza. Bisogna inoltre spiegare che il servizio sanitario va considerato nel suo complesso, senza sterili campanilismi, nella finalità di dare la stessa qualità di servizio a tutti. (GZ)