RELATORI: L’ARCHITETTO ALFONSO FIRMANI E "IL SENSO DELL'ARTE NELLA CIVILTÀ CONTEMPORANEA”

UN VIAGGIO, MAGISTRALMENTE CONDOTTO, ALLA RICERCA DELLE RADICI DELL’ESISTENZA

In apertura la presentazione dell’ospite fatta dal fratello, nostro socio. Sintetica ma in già grado anticipare la forza del relatore, l’arch. Alfonso Firmani. Si è formato a Venezia (città fatta di materia, di bellezza e di riflessi) in quell’intenso clima culturale della fine degli anni ‘70 che caratterizzava la scuola di architettura dello I.U.A.V. Si è scelto alcuni maestri nel campo dell’arte ( Kounellis, Kiefer e Boltanski) che non ha mai conosciuto e altri del pensiero ( con cui ha avuto più fortuna, facendo la loro conoscenza, come Rella, Cacciari, Tafuri, Galimberti) che, con i loro scritti, sono stati e sono preziose guide nel suo lavoro. Ha conosciuto bene città e mari da cui ha respirato storie e suggestioni che hanno prodotto e continuano a produrre domande che diventano parte delle mappe della sua ricerca artistica. Vive ( molto), lavora (molto) e si agita (spesso disordinatamente) a Udine.

Con “il senso dell’arte contemporanea” ha sviluppato una sequenza di aspetti e concetti:

1, L’arte, nella storia (Diverso ruolo sociale, valori espressi, distanza dal pubblico, mecenatismo)

2, Parallelismo con la filosofia. Il mistero delle cose

3, Arte d’avanguardia: il nuovo. 1907 Picasso

4, Dopo il “nuovo”. La nuova tavolozza e l’arte concettuale

5, L’arte seduttiva e il mercato, la differenza tra immagine e forma

Il ruolo.

A, La ricerca della poesia come ruolo sociale e culturale. 

B, L’arte della rigenerazione e della rivelazione

C, L’arte nelle case e nelle aziende

Trattazione conclusa con le sue considerazioni finali che hanno racchiuso l’essenza di una trattazione e di un approccio al tema che hanno risposto alla generale attenzione dei presenti:

"Il mio lavoro non ha una vocazione "al nuovo" a tutti i costi (su questo tema si sono già attivati una serie di dibattiti molto interessanti nel nostro territorio) e non vuole essere ispirato da idee di avanguardia o da tentazioni seduttive che molta arte contemporanea propone.”

Il terreno dentro il quale mi sono inoltrato è quello della poesia, invece che quello della seduzione, anzi, la voglia di stupire, la voglia di piacere portano a dinamiche fertili in termini di mercato ma allontanano troppo spesso ( per fortuna non sempre) dalla definizione di domande a cui l'arte può contribuire alla loro corretta formulazione ( non è poco) se non addirittura a offrire qualche risposta.

Spiegare il proprio lavoro non è semplice. 

Molto spesso provo un forte senso di imbarazzo quando sento gli artisti cimentarsi in questa pratica. Credo che ci si debba limitare alla definizione del campo concettuale che si vuole praticare. 

La cosa che mi affascina di più è' l'esplorazione linguistica che l'arte ha nella sua potenzialità di epifanizzare nelle sue forme i contenuti del sentire in profondità il nostro tempo. 

Andare in profondità per me, significa viaggiare cercando le radici dell'esistenza e in questa ricerca e' interessante scoprire che "L' andare oltre '" ci offre la chiarezza di un concetto esprimibile in due termini apparentemente distanti ma che nella loro relazione contraddittoria conducono al nucleo della vocazione artistica: assenza e appartenenza.

C'è una domanda fondamentale che spinge, chi si interessa di arte in maniera attiva, ad una profonda e ancestrale vocazione.

20190305 Firmani1rIl quesito ha i tratti drammatici dell'affrontare l'apparente vuoto di senso. L'arte si misura con un'idea di assoluto, di un qualcosa di imprendibile.

Alcuni dicono che l'arte sia un ponte che conduce al mistero delle cose.

La radice dell'assoluto, dalla dimensione che siamo in grado di vivere o, meglio, che ci è concessa vivere, è sentita come una "mancanza". 

Una sorta di eco irrisolvibile, inquieta, malinconica e nostalgica di un'idea di armonia perduta. L'arte muove verso la ricerca della forma da dare a questa "mancanza" e l'artista vive questa ricerca come uno stato di necessità. 

Questa "mancanza" è alla radice non solo dell'inquietudine dell'artista ma è anche alla base di esistenze sensibili e profonde. 

La domanda è "Come includere "la mancanza" in una forma?"

Sembra una follia porsi questo problema ma è una follia quotidiana nei confronti della quale ti concedi perché non ne puoi fare a meno. Non c'è nessun atto eroico in questo: Come dicevo prima è uno stato di necessità. 

La connessione tra arte e vita apparentemente impossibile, si attiva tra la connessione dell'operazione espressiva  la magia del segno, e i geroglifici profondi incorporati nell'essere, la magia dell'anima."

 

Nelle foto: alcune delle interessanti immagini illustrate